istanti di bellezza
Vai ai contenuti

Menu principale:

Amor Sacro e Amor Profano

Vetrina > Il mio museo

Amor Sacro e Amor Profano
(1514) -  Tiziano Vecellio - Galleria Borghese

L'Amor Sacro e l'Amor Profano, olio su tela di cm. 118 x 279, è uno dei simboli della Galleria Borghese e una delle opere più belle di Tiziano Vecellio giovane: colori intensi e corposi, figure femminili sensuali, un paesaggio reso naturalisticamente. Una vera celebrazione della bellezza e della maestrìa coloristica del pittore. Tiziano lo eseguì in occasione delle nozze di Nicolò Aurelio e Laura Bagarotto nel 1514. Si tratta di un’allegoria dell’amore coniugale: la donna di sinistra rappresenta quello coniugale, quella di destra un’idealizzazione della bellezza: Cupido ha il ruolo di intermediario tra la Venere Terrena e la Venere Celeste. Le due donne simboleggiano l'una la "felicità breve in terra" con l'attributo del vaso di gioie e l'altra la felicità eterna e celeste con in mano la fiamma ardente dell'amore di Dio. Il titolo è frutto di un'interpretazione del tardo '700 secondo una lettura moralistica della figura svestita, mentre nell'intento dell'autore, al contrario, c'è l'esaltazione dell'amore nella sua forma terrestre e celeste. Infatti nella visione neoplatonica, condivisa da Tiziano e dalla cerchia dei suoi amici, la contemplazione della bellezza del creato era finalizzata a percepire la perfezione divina dell'ordine del cosmo.

Tiziano Vecellio

Nato a Pieve di Cadore intorno al 1490 da una famiglia di notabili e giureconsulti, fu inviato a nove anni, con il fratello maggiore, a Venezia presso uno zio. In breve si impadronì delle tecniche pittoriche, riuscendo a farsi strada già nel primo decennio del Cinquecento, a fianco del grande Giorgione da Castelfranco. Le sue abilità tecniche lo fanno apprezzare da importanti famiglie portandolo alla commissione degli affreschi per il Fondaco dei Tedeschi (nel 1508, con Giorgione). La straordinaria Assunta dei Frari (1516-18) segna la sua definitiva affermazione nel panorama veneziano tanto che alla morte di Giovanni Bellini (1516) ottenne l’ambita carica di pittore ufficiale della Serenissima. Da questo momento la sua ascesa prosegue ininterrotta con commissioni da tutte le principali corti italiane: Urbino, Mantova, e poi Paolo III e i Farnese, per i quali si recherà a Roma nel 1545. Le sue straordinarie qualità di ritrattista gli apriranno poi le porte dell’Europa, dalla Francia all’Impero che con Carlo V e poi Filippo II saranno i suoi più importanti e costanti committenti. Capace di attraversare da protagonista tutto il Cinquecento con le sue suggestioni e i suoi drammi, concluderà la sua carriera con opere modernissime come la Pietà dell’Accademia (1576), realizzate con tocchi veloci e caratterizzate da un non-finito. Muore, il 27 agosto 1576 e il giorno dopo verrà sepolto in Santa Maria dei Frari, a Venezia.

Torna ai contenuti | Torna al menu