istanti di bellezza
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Angeli musicanti

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Angeli Musicanti
(1472) - Melozzo da Forlì - Pinacoteca Vaticana

Gli angeli di Melozzo sono icone proverbiali della bellezza umana e in questo reggono il confronto con le Madonne di Raffaello. Infatti si è soliti dire: “bella come una Madonna di Raffaello”, “bello come un angelo di Melozzo”. Gli angeli musicanti, eseguiti tra il 1472 e il 1474, sono affreschi sopravvissuti alla decorazione absidale distrutta della basilica dei Santi Apostoli e si trovano oggi nella Pinacoteca dei Musei Vaticani . Non c’è visitatore che non li guardi meravigliato e non ne conservi memoria: la loro è una bellezza metafisica, perché Melozzo li rappresenta come puri spiriti in un empireo  azzurro mentre cantano le lodi dell’Altissimo. Ma essi sono portatori della stessa bellezza che, sublimata nel loro caso al livello della perfezione suprema, è presente negli uomini e nelle donne di questo mondo. Capelli gonfi di vento, occhi luminosi, labbra dischiuse, tiepida pelle, giovinezza gloriosa, vita pulsante. Tutto questo sono gli angeli di Melozzo: ill Divino si è incarnato, ha assunto sembianze umane, scegliendo le forme più seducenti fra quante è dato di vedere fra gli uomini e le donne che vivono sulla terra.

Melozzo da Forlì (1438-1494)

Nato a Forlì nel 1438 Deve la sua formazione artistica a Piero della Francesca, che probabilmente seguì a Roma nel 1459. Dal 1460 al 1464 Melozzo lavorò a Forlì; ritornò nel 1470 a Roma, dove eseguì una copia della duecentesca Madonna di S. Maria del Popolo, e vi rimase, salvo brevi assenze, fino al 1475, lavorando con il condiscepolo Antoniazzo Romano. Si suppone che con Piero si recasse poi a Urbino, dove erano allora presenti Pedro Berruguete, il giovane Bramante e Giusto di Gand. Nuovamente a Roma, nel 1477 dipinse l'affresco dell'Inaugurazione della Biblioteca Vaticana (oggi nella Pinacoteca Vaticana), dove lo scenario architettonico, prospetticamente esatto, e i personaggi, segnati con penetrante forza caratterizzatrice, si armonizzano per intensità di colore e di luce e per ampiezza compositiva e, nel 1480 circa, l'Ascensione di Cristo nella tribuna della chiesa dei SS. Apostoli, semidistrutta nel rifacimento seicentesco della chiesa (Ascensione al Quirinale, altri frammenti, degli angeli e degli apostoli, alla Pinacoteca Vaticana). Altre opere di Melozzo sono il ritratto di Guidobaldo d'Urbino (1481 circa, Roma, Galleria Colonna), l'ideazione della  decorazione della cappella del Tesoro a Loreto, poi eseguita da Marco Palmezzano e della cappella Feo in S. Biagio a Forlì. Opere giovanili di Melozzo si possono ritenere il S. Marco Papa e il S. Marco Evangelista (Roma, S. Marco) e un'Annunciazione affrescata nel Pantheon. Nei suoi ritratti l'illusionismo prospettico e i personaggi, descritti con penetrante naturalismo, segnano una stagione della pittura romana.

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