istanti di bellezza
Vai ai contenuti

Menu principale:

Madonna col Bambino (A. Gentileschi)

Vetrina > Il mio museo

Madonna col Bambino - (1610-11) -  Artemisia Gentileschi
Galleria Spada

Il dipinto, un olio su tela di cm 116x86, è uno dei lavori giovanili di Artemisia Gentileschi e rappresenta un soggetto molto in voga tra gli artisti del Seicento: protagonisti sono la Madonna con Gesù Bambino. L’opera pone proprio al centro della composizione le due figure della Madonna e del Bambino stretti in un abbraccio, con la Vergine che con una mano sta riaggiustando la propria veste dopo aver allattato il piccolo. Oltre alla straordinaria bellezza delle figure, l'attenzione da parte di Artemisia Gentileschi sembra essere stata rivolta soprattutto alla realizzazione dei capelli del piccolo Gesù Bambino, molto realistici e carichi di dettagli; come pure i panneggi della veste della Vergine e del resto del suo vestiario appoggiato sulla sedia. La scena rappresenta un mirabile esempio di brano di vita quotidiana nel gesto amorevole del bambino che cerca di svegliare la propria mamma forse caduta nel sonno. Il fluttuare dei panneggi conferisce un senso di leggerezza alla composizione, che sembra ruotare leggermente a destra.
La fonte di luce esterna mette in pieno risalto i due protagonisti, lasciando completamente oscurato il resto della scena, facendo si che lo spettatore si concentri fondamentalmente sulla Madonna ed il Bambino. Trattandosi di un’opera giovanile di Artemisia Gentileschi, è possibile notare qualche piccolo difetto nella sua tecnica: la posizione della Vergine è troppo ricurva, il suo braccio sinistro è posto troppo in alto rispetto a quanto dovrebbe essere in realtà e le mani sono grosse e non sottili e delicate.

Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli 1653)

E' stata una delle più importanti pittrici italiane. Nata a Roma nel 1593, fin dalla più tenera età Artemisia viene educata all’arte dal padre, il pittore Orazio Gentileschi, che le insegna i segreti della pittura. Non avendo la possibilità di entrare all’Accademia di Roma (da cui le donne erano escluse), l’esperienza maturata nella bottega del padre rappresenta per Artemisia la sola opportunità per esercitare la sua arte. Pur vivendo in un ambiente ricco di stimoli artistici come quello della Roma del XVII secolo, considerando il contesto e la mentalità del tempo, Artemisia doveva anche essere anche una donna dotata di un coraggio e una forza di volontà non comuni. Benché giovanissima e in un settore dominato dagli uomini, Artemisia riesce ben presto a mettersi in mostra con le sue opere.
La sua vita cambia però bruscamente nel 1611: infatti Artemisia subisce uno stupro da parte del pittore Agostino Tassi, amico e collega del padre. La ragazza non denuncia subito l’artista, in quanto il Tassi le promette di mettere a tacere il delitto con un matrimonio riparatore. Il Tassi però non rispetta l’impegno (pare che fosse già sposato), così Artemisia decide di andare incontro ad un lungo e umiliante processo, pur di vedere riconosciuti i propri diritti. Nel corso del dibattito la difesa tenterà in tutti i modi di screditare la ragazza che sarà costretta a sottoporre la sua testimonianza alla tortura tramite lo schiacciamento dei pollici. Al termine del processo verrà riconosciuta la colpevolezza del Tassi che sceglierà l’esilio da Roma per non affrontare la pena dei lavori forzati. Anche Artemisia tuttavia dovrà lasciare la città, a causa dello scandalo che il processo aveva suscitato presso l’opinione pubblica. Nonostante la sua reputazione sia ormai compromessa, il padre riesce a combinare un matrimonio con l’artista fiorentino Pierantonio Stiattesi dal quale successivamente Artemisia ebbe quattro figli. Poco dopo il matrimonio i coniugi lasciano Roma e si trasferiscono a Firenze dove Artemisia viene accolta presso Accademia delle Arti del Disegno, prima donna a ricevere questo “privilegio”. Negli anni fiorentini realizza alcune delle sue opere più celebri, che hanno come tema essenzialmente donne coraggiose, determinate e dedite al sacrificio come le eroine bibliche. Nel 1621 è ancora a Roma, per poi spostarsi a Venezia e Napoli, città presso cui si trasferirà definitivamente, fatta eccezione per una breve parentesi a Londra nel 1638. In quell’anno infatti decide di raggiungere il padre presso la corte di Carlo I, per lavorare ad un progetto comune.  Artemisia muore nel 1653: artista spesso sottovalutata, la sua figura viene riscoperta per merito dei movimenti femministi; le sue vicende, la sua forza interiore, il suo espressivo e crudo linguaggio pittorico, oltre che la sua determinazione nell’affermare il suo genio artistico, hanno fatto di questa pittrice un simbolo del femminismo internazionale.

Torna ai contenuti | Torna al menu