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Ara Pacis

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Ara Pacis
L'Ara Pacis, l'Altare della Pace, rappresenta uno dei massimi capolavori dell'antica Roma giunti fino ai giorni nostri e una delle più significative testimonianze dell'arte augustea. Voluta dal senato ed inaugurata il 9 a.C. per celebrare la pace raggiunta nel Mediterraneo e a Roma per merito di Augusto che, dopo le vittorie in Gallia ed in Spagna, aveva posto fine alle guerre civili che duravano da circa venti anni. Il monumento è costituito da un altare posto all'interno di un recinto rettangolare in marmo, le cui superfici sono decorate con fregi e rilievi in marmo, probabilmente eseguiti da artisti greci. Dopo la caduta dell’impero, però, se ne perse ben presto memoria a causa del suo interramento dovuto alle caratteristiche del terreno e alle frequenti inondazioni del Tevere. Il recupero dell'Ara Pacis, iniziò nel XVI secolo attraverso sia ritrovamenti fortuiti che scavi mirati, ma solo nel 1879 fu identificato come l’altare augusteo della pace. Bisognerà comunque attendere il 1937/1938, ricorrenza del bimillenario della nascita di Augusto, per vedere tornare alla luce l’altare della pace grazie ai lavori di recupero condotti dall’archeologo Giuseppe Moretti. Il monumento fu protetto da un involucro di cemento e vetro e collocato nell’attuale sito all’interno di una struttura, progettata dell'architetto Ballio Morpurgo. che però non ne garantiva la corretta conservazione. Nel corso degli anni ha rischiato infatti di essere compromessa dall'inadeguatezza del suo contenitore, che non poteva isolarla dal traffico, dai gas di scarico, dall'umidità del vicino Tevere e infine dalle polveri grasse e cide che si depositavano sui suoi marmi e sugli intonaci. Per questo, nel 2006, il complesso è stato interamente riprogettato da Richard Meier, il quale ha ideato la nuova struttura in funzione della conservazione del monumento, sia a livello ambientale che di sistema antisismico, creando uno spazio museale che coniuga perfettamente antico e contemporaneo. L'Ara Pacis si configura all’esterno con un recinto posto su un grande basamento marmoreo, suddiviso in due ordini decorativi: la parte inferiore di esso era ornata da un motivo a girali animati da figure di uccelli e d'insetti; nella parte superiore, sulle pareti laterali era riprodotto nel marmo il corteo che nel giorno della dedicazione si era recato a rendere omaggio alla Pace. Ai lati dei due ingressi erano invece scolpiti rilievi con figure e scene allusive alle origini, alla potenza, alla perenne felicità di Roma: Enea che sacrifica ai Penati, Romolo e Remo nel Lupercale, la Tellus Saturnia, personificazioni allegoriche. Nell'interno poi si svolgeva un grandioso festone di fiori e di frutta, sospeso a bucrani, al disopra di uno zoccolo ornato di strigilature e vi era racchiusa poi la mensa sacrificale, ovvero l'altare sul quale si offrivano le spoglie animali e il vino, e che occupa quasi totalmente lo spazio interno al recinto.


© Sergio Natalizia - 2018
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