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Parco degli Acquedotti

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il Parco degli Acquedotti

via Lemonia - quartiere Appio Claudio
Il Parco degli Acquedotti fa parte del Parco Regionale dell'Appia Antica; è ricompreso tra i quartieri di Cinecittà ed Appio Claudio, via delle Capannelle e la linea ferroviaria Roma-Cassino-Napoli, per un'estensione di circa 240 ettari. Rappresenta il residuo di un tratto di campagna romana che originariamente si estendeva senza interruzioni tra Roma e i Colli Albani. Il Parco ha questo nome in quanto è percorso da alcuni dei tratti più suggestivi dell'Acquedotto Claudio, dell'Acquedotto Felice e dell'Acqua Marcia. Il Censore Appio Claudio fece costruire contemporaneamente nel 312 a.C. la via Appia ed il primo acquedotto lungo 16 km. Prima di allora i Romani attingevano l’acqua direttamente dal fiume, dai pozzi e dalle sorgenti. Da allora e fino all’interruzione causata dall’invasione dei Goti nel 537 d.C., Roma poté vantare di un sistema idrico senza uguali nel mondo antico, per abbondanza e qualità dell’acqua. Ben sei (Anio Vetus, Claudio, Anio Novus, Acqua Marcia, Acqua Tepula e Acqua Julia) degli undici acquedotti che rifornivano Roma attraversavano quest’area di 15 ettari, trasportando 13 metri cubi di acqua al secondo. A questi deve aggiungersi poi l’Acquedotto Felice, costruito da Papa Sisto V nel 1585-90, che ricalcava il percorso dell’Acqua Marcia ed è tutt’oggi impiegato per l’irrigazione. Le imponenti arcate dell’acquedotto Claudio e quelle più basse del Felice conferiscono all’intera zona un aspetto suggestivo ed evocativo unitamente a numerosi altri resti archeologici. Il parco ricomprende al suo interno edifici antichi, tra cui  il casale di Roma Vecchia. Il Casale e la località in cui si trova sono così chiamati in quanto, data la grande estensione delle sue rovine, nel Settecento si riteneva che queste appartenessero ad un’altra città antica simile a Roma. Si tratta di un casale-torre, situato lungo la via Latina, probabilmente sul luogo di una antica stazione di posta, risalente al XIII secolo. Il casale è costeggiato dal fosso artificiale Marrana dell’ Acqua Mariana, realizzato da papa Callisto II nel 1122 per alimentare i molini ed irrigare gli orti di proprietà della Basilica di S. Giovanni in Laterano, convogliando le acque degli acquedotti romani dell’ Aqua Tepula e dell’ Aqua Iulia, provenienti dalle sorgenti alle falde dei colli di Grottaferrata e di Marino. Il nome deriva dal tratto naturale più a monte, che scorreva in un fondo Maranus, già noto nel Medioevo, da cui deriva il volgare “Marana” o “Marrana”, termine successivamente usato per indicare tutti i fossi del suburbio romano.
La zona del parco, destinata a verde pubblico fin dal Piano Regolatore del 1965 era rimasta in realtà sempre occupata da costruzioni abusive e da baraccopoli che si addossavano all'acquedotto Felice ma nonostante ripetuti interventi di bonifica e di restauro degli acquedotti avvenuti nel corso degli anni '70, la zona era rimata piuttosto abbandonata e solo negli anni 80, grazie ad una forte pressione dell’opinione pubblica, l'area degli acquedotti fu inserita nel Parco dell'Appia Antica.

Sergio Natalizia - 2012-2015

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