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via dei Coronari

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via dei Coronari

Questa strada fu il primo asse viario rettilineo della città e attraversava un dedalo di vicoli medievali caratterizzato dalla numerosa presenza di botteghe di rigattieri. Queste, col tempo, si sono trasformate in negozi di antiquariato e fino a non molti anni fa, la strada era gremita di vetrine piene di oggetti di ogni epoca costituendo una mostra permanente di oggettistica e mobili di ogni sorta, meta degli amatori d'arte e di antichità. La strada era quindi l'emblema del commercio di qualità e del lusso, ma da alcuni anni il numero dei negozi di antiquariato va sempre più riducendosi, sostituito da generi merceologici sempre più banali. Eppure via dei Coronari è ancora un angolo di Roma perfetto per assaporare la vera anima della città.

Via dei Coronari si presentò, sin dalle origini, come percorso di alto interesse, identificandosi nella antica via Recta, che collegava la via Lata con il Ponte Neroniano, crollato alla fine del IV secolo. La via Recta nel Medioevo si chiamò "di Tor Sanguigna", per la vicinanza con questa Torre e poi dei “Coronari” dai venditori di corone e oggetti sacri detti anche “paternostrari”, i quali avevano stabilito qui la loro attività perché era la strada percorsa dai pellegrini che, entrati a Roma da Porta del Popolo, attraverso la via Leonina, ora Ripetta, si recavano a S. Pietro. Via dei Coronari fu aperta da Sisto IV della Rovere nella seconda metà del quindicesimo secolo e costituì il primo asse viario rettilineo entro il dedalo dei vicoli della città medioevale. Lunga circa 500 metri, nel Rinascimento era divisa in due tratti, detti l'uno “Immagine di Ponte”, dall'edicola sacra rifatta nel cinquecento dal Sangallo all’angolo con il vicolo Domizio, e l'altro “Scortecchiaria” perché attraversava il quartiere dei conciapelle.

Tre sono gli aspetti di questa che può considerarsi una fra le più belle strade di Roma: il medievale, conservato nei vicoli; il rinascimentale evidenziato da palazzi e soprattutto dalle casette adiacenti in prossimità di Montevecchio e Montegiordano, e il barocco rappresentato anche questo da edifici tipici per i balconcini ed i portoni, e per le edicole sacre. Quest'ultimo oggetto di arredo urbano caratterizza l'intero percorso; ben otto edicole sono incastonate sui muri della via: tra di esse spicca la più antica di Roma, la cinquecentesca “Immagine di Ponte”. Le notevoli demolizioni eseguite nel 1939 hanno creato degli slarghi a piazzetta di S. Simeone e a fianco della chiesa di S. Salvatore in Lauro, che se da una lato hanno menomato il carattere rinascimentale di strada-corridoio, dall’altro hanno consentito un maggior afflusso di luce negli spazi del tessuto urbano. Per tanti secoli la via fu animata dal brulichio dei pellegrini, dei nobili, dei popolani che la percorrevano e la vivacizzavano, e dobbiamo pensare quanta afflusso ci fosse in occasione dei Giubilei. In questa zona tutto parla ancora del grande traffico di pellegrini che l’affollavano in ogni stagione, soprattutto durante i giubilei: le edicole, le case delle diverse confraternite, le chiese limitrofe. Oggi, di questo mondo non vi è quasi più traccia, sono rimaste molte vestigia architettoniche che hanno permesso alla strada di mantenere vivo il suo carattere rinascimentale. Via dei Coronari è famosa per le di botteghe di antiquari dalle vetrine piene di mobili di ogni epoca, di lampade, tavoli, scrittoi, praticamente una mostra permanente.


Tra le tipiche case romane del periodo rinascimentale, con le finestre rettangolari, il tetto poco sporgente e soprattutto l'inconfondibile tinta rosso-giallo-bruna dell'intonaco, si distingue il palazzetto Bonaventura, che presenta finestre architravate e spartite da lesene con capitelli corinzi. Del settecento è invece palazzo Salimei, in origine sede del vecchio Monte di Pietà, al cui angolo, vi è una elegante edicola barocca a forma di medaglione tenuto da nastri, sostenuto da un cherubino. Il palazzo del Drago che si compone di due piani superiori oltre quello terreno con botteghe, risale invece alla metà del '500 e si presenta diviso in tre ampie fasce orizzontali con alto portale d'ingresso, divenuto bottega d'arte. Sempre del ‘500 è il palazzo dei Sala poi passato ai Fioravanti che presenta un portale decorato con lesene corinzie e agli angoli superiori due testine antiche.


Un primo slargo è costituito dalla piazzetta di S. Simeone su cui si affaccia palazzo Lancellotti, che, iniziato da Francesco da Volterra alla fine del XVI secolo ed ultimato da Carlo Maderno, presenta una facciata ornata da un elegante portale con colonne che sovrasta il balcone, disegnato dal Domenichino. Sempre nella piazzetta si trova una fontana situata in origine in Piazza Montanara, ma dopo la scomparsa della piazza, fu collocata nel 1932 nel giardino degli Aranci sull’Aventino e trasferita infine nel 1973 nella piazzetta di S. Simeone ai Coronari. Costruita nel 1589 da Pietro Gucci su disegno di Giacomo della Porta, nel corso degli anni subì varie trasformazioni. Nel 1696 vi fu aggiunto un catino su colonna poggiante su un cubo decorato con quattro mascheroni, probabile opera di Carlo Fontana; poi nel 1829 subì ulteriori modifiche: la vasca inferiore venne sostituita con quella attuale, sui cui bordi sono scolpiti gli stemmi dei Conservatori e del Priore dei Caporioni in carica. La parte superiore rimase invece la stessa, anche se furono asportati i due stemmi a ridosso del fusto centrale. Agli angoli di palazzo Lancellotti, si trovano due edicole in stucco con nuvole da cui escono raggi di luce divina. Sulle nuvole volano angeli, di cui due, uno per ciascuna edicola, le stanno vicino reggendola per il nastro con cui sarà fissata al muro. L’immagine della Madonna è quella detta dell’Addolorata, in preghiera a mani giunte, lo sguardo volto al cielo, In riferimento all’edicola con il Redentore, la Vergine prega per sopportare il dolore della Passione del Figlio e Cristo appare sereno e sicuro, radioso, con l’estremità di tre raggi dietro la testa, a simbolo della Santissima Trinità.

In via dei Coronari, a questi nobili palazzi si alternano casette del '500 con stemmi abrasi e tracce di graffiti che testimoniano il desiderio dei proprietari di gareggiare fra loro per la facciata più decorata: si vedono in tal modo case di epoche e stili diversi, alcune con balconcini e comunque con portoncini variamente decorati. Sulla via si affaccia il caratteristico vicolo di S. Simone che presenta una piccola scalinata in fondo alla quale c'era la chiesa dei Ss. Simone e Giuda, ora sconsacrata e adattata a Circolo culturale.

Altro ampio slargo, creato dalle demolizioni del 1939, è quello formatosi nei pressi della chiesa di S. Salvatore in Lauro. La piazza deve la sua denominazione "in Lauro" al boschetto di alloro che cresceva intorno alla chiesa di S. Salvatore. La chiesa, fondata nel VII secolo, fu riedificata verso la metà del XV secolo e poi però distrutta da un incendio nel 1591. Tre anni dopo, Ottaviano Mascherino ne iniziò la nuova ricostruzione. Nel 1669 fu acquistata dalla Confraternita dei Piceni. I lavori furono terminati sotto la direzione di Ludovico Rusconi Sassi, al quale si devono la cupola, il campanile, e la sagrestia con opere di Nicola Salvi. La facciata classicheggiante è arricchita da un bassorilievo di Rinaldo Rainaldi, raffigurante il “Trasporto della Santa casa di Nazareth". L'interno, ampio e luminoso, è il capolavoro del Mascherino. Si può ammirare anche "la Nascita di Gesù" di Pietro da Cortona.  Il convento annesso alla chiesa di S. Salvatore è noto come il Palazzo dei Piceni. Dal portale si accede al chiostro, costruito intorno alla fine del XV secolo. Nella piazza è presente anche la fontana del Leone, costituita da una nicchia riproducente una grotta, inquadrata da due pilastrini architravati. Al centro fuoriesce una testa di leone dalla cui bocca sgorga l’acqua che si raccoglie nella sottostante vaschetta marmorea.

Proseguendo per via dei Coronari si incontrano altre importanti testimonianze dell'età rinascimentale. Una è una tipica casa di inizio del ‘400, appartenuta a Fiammetta de Michaelis, la celebre cortigiana preferita di Cesare Borgia. La sobria architettura rinascimentale conserva ancora elementi medioevali. Sul portale vi è una immagine sacra della Madonna inserita all’interno di una teca protetta da un cornicione: la Vergine ha i capelli rossi, in parte coperti da un velo e il volto ha un’espressione assorta accentuata dagli occhi chiusi. Al collo i fedeli, Le hanno posto una collana di perle. Segue quella che veniva considerata la più bella casa di via dei Coronari, appartenuta a Prospero Mochi, abbreviatore apostolico e commissario generale delle fortificazioni al tempo di Paolo III; edificata nel 1516, venne realizzata da Pietro Roselli, allievo di Antonio da Sangallo il Giovane. L’edificio si sviluppa su tre piani con finestre e porte sagomate secondo la tradizione del primo cinquecento romano. Posta all’angolo con vicolo Domizio, l’Immagine di Ponte è la più antica delle edicole sacre di Roma; fu realizzata nel 1523 da Antonio da Sangallo il Giovane per incarico di Alberto Serra da Monferrato, come si legge nella lapide in basso, noto per essersi salvato a stento dalla cattura dei lanzichenecchi durante il Sacco di Roma, rifugiandosi in Castel S. Angelo e giungendovi un istante prima che lo prendessero: appena varcata la soglia della salvezza, un infarto lo colse o per la gran corsa o per il grande spavento. Il dipinto, raffigurante l’Incoronazione della Vergine è opera di Perin Del Vaga.

Anche con il passare dei secoli e i cambiamenti dseimodi del vivere, via dei Coronari si offre a noi, passanti distratti di oggi, come la via degli antiquari e, in fondo, è per questo che la si percorre alla ricerca di oggetti di altre epoche, magari rari. Eppure la lunga sequenza dei principeschi palazzi e dei semplici edifici che caratterizzano la strada rappresenta una ricchezza davvero incomparabile, che testimonia e conserva la nobiltà, la forza e la poesia di epoche passate. Di certo, questa strada ci incanta profondamente col fascino delle sue architetture che chiedono di essere protette e curate gelosamente, come si protegge un oggetto di inestimabile valore.

Bibliografia:
C. Rendina, D. Paradisi - Le Strade di Roma;
C. Rendina - Enciclopedia di Roma
C. Cerchiai - Il Rione Ponte;
G. Carpaneto - Via dei Coronari;
L. Pratesi - Il Rione Ponte.

Sergio Natalizia - 2015

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