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Bernini a Roma

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Bernini a Roma

Gian Lorenzo Bernini - Apollo e Dafne - particolare - Galleria Borghese

Roma al tempo di Gian Lorenzo Bernini

Pochi artisti sono stati così indissolubilmente legati a Roma come Bernini, poiché, sebbene molti altri grandi abbiano lavorato a Roma, le sue opere caratterizzano molta parte del panorama architettonico ed artistico romano. Bernini è l'artista che nelle sue sculture giovanili, resuscitando l'antichità pagana e sensuale propria all'atmosfera delle Metamorfosi di Ovidio, diventa ben presto l'artista di corte prediletto dai “papi sovrani”, dagli ambienti della corte pontificia, dalle famiglie nobili della città: l'artista di una nuova Roma imperiale, quale voleva essere la Roma del primo Seicento. Ma diviene anche, al tempo stesso, l'artista cristiano, sinceramente devoto, che riesce ad interpretare con genio nelle sue grandi sculture della maturità, lo spinto religioso ed al tempo stesso erotico del misticismo seicentesco. Bernini è stato probabilmente l’artista che meglio ha saputo interpretare la naturalezza con cui gli uomini di quell'epoca riuscivano a conciliare i due aspetti dell'esistenza, quello mondano e quello spirituale, quello della sensualità e quello della devozione. Ai nostri giorni potrebbero sembrare aspetti in contraddizione; per gli uomini di quel tempo, moderni ed antichi contemporaneamente, un problema inesistente. La cattolicità, cioè l'universalità di Roma, antica e moderna, è stato il terreno su cui ha potuto attecchire la multiformità del genio del Bernini; un terreno in cui vi è stato spazio per tutte le tendenze, tutti gli stili, tutte le sfumature dei sensi e dello spirito, dove la molteplicità delle opere del Bernini si è perfettamente inserita. Con il Giubileo del 1600 Roma tornava infatti ad essere la capitale culturale d’Europa, grazie ad una profonda rinascita della vita sociale e culturale. Infatti moltissimi artisti provenienti da tutta Italia ma anche da Spagna, Francia, Germania, Fiandre, Paesi Bassi approdarono nella Città Eterna attratti dalle ricche committenze ecclesiastiche. Durante i pontificati di uomini di nobili casate come Clemente VIII Aldobrandini, Paolo V Borghese, Gregorio XV Ludovisi, Urbano VIII Barberini, l’arte venne investita di una missione propagandistica contribuendo, accanto alla religiosità, a disegnare l'immagine di Roma città santa. L’Urbe divenne uno straordinario laboratorio in cui artisti di formazione, lingua e cultura diverse lavorarono simultaneamente scambiandosi soluzioni tecniche, esperienze, modelli stilistici e iconografici, dando avvio alla più straordinaria rinascita artistica della Città eterna. Inizia proprio in questi anni l'idea di Roma come meta ideale, porto dell'anima, immagine classica che negli anni, nei secoli successivi, raggiungerà il suo culmine acquistando toni via via più romantici: in questo contesto il Bernini è il principale allestitore di un certo gran teatro del mondo visibile in Roma. Con Bernini il teatro barocco giunge al suo culmine: piazze, colonne, statue, fontane, prospettive, danno l'idea dell'immagine che i pontefici dell’epoca avevano della sistemazione della città. La teatralità propria dell’arte barocca ha avuto in Bernini il suo massimo interprete: era una visione della città che aveva l'intento di mostrare ai visitatori illustri o meno, cattolici o protestanti, come Roma, seppure aveva perso il potere politico di un tempo e anche parte dell'autorità religiosa, rimaneva sempre il centro dell’universo, luogo a cui tutti i credenti comunque dovevano fare riferimento. E’ l'inizio della storia turistico-culturale di Roma, anche se non è ancora il turismo di massa, né quello del Grand Tour settecentesco, ma sicuramente il formarsi di un'ambiente cosmopolita di aristocratici e di artisti di tutta Europa che cominciano ad affluire nella città eterna come momento essenziale della propria formazione culturale ed umanistica.

Antonio Tempesta - Domenico De’ Rossi - Pianta di Roma (1645) - Metropolitan Museum New York

Biografia di Gian Lorenzo Bernini

Dominatore del secolo in cui visse, con la sua personalità, il suo genio, le sue imprese artistiche, Gian Lorenzo Bernini è stato per Roma e per il Seicento quello che Michelangelo Buonarroti è stato per il secolo precedente.
Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli il 7 dicembre 1598 dove il padre Pietro, scultore, e la madre Angelica Galante si erano da poco trasferiti. Nel 1606 la famiglia fa ritorno a Roma: Pietro ottiene la protezione del cardinale Scipione Borghese.  Gian Lorenzo si forma alla bottega del padre e con lui realizza i suoi primi lavori. Tra le sue opere principali di questo periodo vi sono il "Ratto di Proserpina" (1620-23), "Apollo e Dafne" (1624-25) e il "David".
E' ancora giovanissimo quando papa Urbano VIII Barberini, con il quale l'artista stabilirà un durevole e proficuo rapporto di lavoro, gli commissiona il "Baldacchino di S. Pietro" (1624-1633). Nel 1629 Papa Urbano VIII nomina Bernini architetto sovrintendente alla Fabbrica di S. Pietro. Sempre per il papa esegue la "Fontana del Tritone" in Piazza Barberini e la "Fontana della Barcaccia" in Piazza di Spagna. Tra il 1628 ed il 1647 realizza la "Tomba di Urbano VIII" nella Basilica di San Pietro. Sempre in questo periodo realizza due dei suoi busti-ritratto più famosi: quelli di Scipione Borghese e Costanza Buonarelli.

Nel 1644 muore papa Urbano VIII e salito al soglio pontificio Innocenzo X, il Bernini cadde momentaneamente in disgrazia: è in questo periodo che  si scatenarono le gelosie rivali tra Bernini e Borromini, con il quale ebbe ripetuti contrasti e polemiche. In questa parentesi amara scolpì La Verità scoperta dal Tempo e L'estasi di s. Teresa in  S. Maria della Vittoria, l'opera forse più intensamente poetica dell'artista. Riacquistata la fiducia  di Papa Innocenzo X , Gian Lorenzo Bernini esegue la decorazione del braccio lungo di S.Pietro e realizza la "Fontana dei Quattro Fiumi" a Piazza Navona. In seguito realizza i busti di Innocenzo X Pamphili e il busto di Francesco I D'Este. Durante il pontificato di Alessandro VII Chigi, Bernini ottiene l'incarico di dare una configurazione confacente per significati e funzioni, alla piazza antistante la Basilica di San Pietro. Nel 1656 Bernini progetta il colonnato di San Pietro con le novantasei statue del coronamento e la Scala Regia all’interno dei palazzi Vaticani, e le tre chiese di S. Andrea al Quirinale (1658), di Castelgandolfo (1660), dell'Ariccia (1668). Sempre nel 1665 si reca in Francia per eseguire il busto di Luigi XIV. Pur destando ammirazione a Versailles, la fama di Bernini genera nell'ambiente accademico un clima di diffidenza che fa naufragare ogni sua aspettativa, compreso il progetto per il Louvre di Parigi. Rientrato a Roma porta a compimento i lavori in San Pietro e si dedica, tra altre attività, al Monumento funebre di Alessandro VII. Quando Clemente IX Rospigliosi succede ad Alessandro VII nel 1667 gli affida la sistemazione di ponte Sant'Angelo. Bernini esegue due dei dieci angeli che devono decorare il ponte: vengono giudicati talmente belli che si decide di collocarli nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte per proteggerli dalle intemperie. L'attività dell'artista si conclude sotto il pontificato di Innocenzo XI Odescalchi; dopo una lunghissima vita dedicata all'arte, dopo aver imposto il suo stile a tutta un'epoca, Gian Lorenzo Bernini muore a Roma il 28 novembre 1680, all'età di 82 anni.

dove si trovano le opere di Bernini a Roma

Le opere

In questa sede non tratteremo tutte le opere di Gian Lorenzo Bernini nel consueto formato di "schede" sia per la loro numerosità, sia perchè sono gia state ampiamente trattate in altri ambiti di "Istanti di Bellezza" come pure di "LaboratorioRoma". Per le opere architettoniche, monumenti, memoriali e dipinti  abbiamo optato per una sintesi meramente fotografica con i dati essenziali di realizzazione e localizzazione dell'opera.


opere architettoniche

monumenti

fontane

dipinti

le grandi sculture

Capra Amaltea, Giove bambino e piccolo fauno
(1609 circa) - Galleria Borghese - marmo

Questa piccola scultura, che per lo stile che imita la vivacità e il naturalismo dell'arte ellenistica fu a lungo ritenuta un originale antico, è considerata da molti la prima opera in assoluto di Bernini databile intorno al 1609. Il marmo è trattato in maniera diversa nelle varie zone per rendere sia la sensazione tattile della superficie dei corpi, come il pelo della capra e la pelle morbida dei bambini, ma anche per avere una diversa luminosità, una resa addirittura cromatica, per esempio il latte bianchissimo che sta bevendo il satiretto. Oltre agli effetti espressivi e realistici la capra Amaltea racchiude anche un'allegoria dei quattro sensi evocata dai gesti e dalle azioni: la vista con il gioco di sguardi, il tatto con la mungitura del piccolo Giove, il gusto con il piccolo fauno che beve dalla conchiglia e infine l'udito con il suono che pare di sentire nel belato della capra e dalla campanella che porta sul collo.  

Enea, Anchise ed Ascanio
(1618-1619) - Galleria Borghese - marmo di Carrara cm. 220

Quest’opera, scolpita da Gian Lorenzo Bernini in collaborazione con il padre Pietro, rappresenta la “pietas”, virtù fondamentale per i Romani: Enea fugge da Troia in fiamme portando sulle spalle il vecchio padre Anchise e tenendo per mano il figlioletto Ascanio. Si tratta di una statua “a torre”: nella parte più alta Anchise porta in mano una statuetta dei Penati (gli dei protettori della casa e della famiglia), al centro si trova Enea, la cui discendenza fonderà Roma, più in basso il piccolo Ascanio che tiene in mano una torcia che allude sia al focolare domestico che all’incendio di Troia. Possiamo notare anche qui l’eccezionale abilità di Bernini nel lavorare il marmo e nel rendere la consistenza dei materiali: la pelle del vecchio padre è molle e flaccida, i muscoli del giovane Enea sono forti e vigorosi, la carne del bambino Ascanio è tenera e compatta.

il ratto di Proserpina
(1621-1622) - Galleria Borghese - marmo di Carrara - cm. 255

L'opera raffigura il rapimento di Proserpina per mano di Plutone, dio degli Inferi, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio. Le emozioni dei personaggi sono perfettamente rappresentate e leggibili attraverso la gestualità e l'espressività dei volti. Bernini rappresenta infatti il momento culminante dell'azione: il dio sta trascinando Proserpina nell'Ade, i muscoli sono tesi nello sforzo di sostenere il corpo che si sta divincolando. Plutone è contraddistinto dai suoi attributi regali (la corona e lo scettro), mentre, dietro di lui, il cane Cerbero controlla che nessuno ostacoli il percorso del suo padrone, girando le sue tre teste in tutte le direzioni. Proserpina lotta inutilmente per sottrarsi alla cattura di Plutone spingendo la sua mano sul volto del dio, il quale, invece, la trattiene con forza, affondando letteralmente le sue dita nella carne di lei. Con questi dettagli, attraverso cui Bernini ha reso la morbidezza della carne di Proserpina, lo scultore dimostra il suo stupefacente virtuosismo.

David
(1623-1624) - Galleria Borghese - marmo di Carrara - cm. 170

Bernini raffigura l'eroe biblico nell'istante che precede il lancio della pietra che colpirà il gigante Golia, chiamato dai Filistei per combattere contro l'esercito israelita del re Saul. A terra si trovano la corazza donata a David dal sovrano e una cetra, consueto attributo dell'eroe, qui significativamente terminante in una testa d'aquila, evidente testimonianza della committenza e dell'intento celebrativo del casato Borghese. La scultura nella parte posteriore non è rifinita poiché originariamente era addossata ad una parete della Sala del Vaso della Galleria Borghese, attuale Sala I. Come per l'Apollo e Dafne, tale posizione esaltava nello spettatore la percezione dello  sviluppo dell'azione attraverso la torsione del corpo e delle braccia contratte sulla fionda, fino ad arrivare alla visione del volto concentrato nello sforzo del momento. In origine l'opera era sostenuta da un basamento più piccolo, un accorgimento tecnico che aumentava il coinvolgimento dello spettatore nello spazio dell'azione drammatica.

Apollo e Dafne
(1622-1625) - Galleria Borghese - marmo di Carrara - cm. 243

Il soggetto del gruppo scultoreo è la favola che Ovidio narra nelle sue Metamorfosi: Apollo, a causa di una vendetta di Eros, è colpito dal dio con una freccia che lo fa invaghire della ninfa Dafne, seguace di Diana. La fanciulla, invece, trafitta dal dardo che causa il sentimento contrario, rifiuta l'amore e prega il padre, il dio fluviale Peneo, di aiutarla a sfuggire all'aggressore. L'opera rappresenta il momento culminante della metamorfosi di Dafne in albero di alloro. Bernini crea una messa in scena teatrale nella quale l'occhio dello spettatore segue lo sviluppo della trasformazione: Apollo dopo la corsa ha raggiunto l'amata, che ha già mutato i suoi piedi in radici e le mani in rami carichi di foglie; le cinge la vita, ma le sue dita sfiorano già la corteccia dell'albero.

S. Bibiana
(1624-1626) - chiesa di Santa Bibiana - marmo

La statua fa parte del primo incarico ottenuto da Gian Lorenzo Bernini da parte di papa Urbano VIII nel 1624, insieme alla ricostruzione dell'omonima chiesa di Santa Bibiana. La statua era stata richiesta per essere posta sull'altare, anch'esso da lui progettato; il suo posizionamento era quindi mirato a segnalare il luogo sacro e a far meditare i fedeli sul tema del martirio. La figura della santa viene rappresentata nel momento in cui accetta il martirio: la figura è in piedi appoggiata alla colonna del martirio, con la palma in mano e lo sguardo volto verso l’alto, dove sul soffitto è affrescata la figura di Dio Padre. Sulla roccia ai suoi piedi crescono spontaneamente le erbe medicinali associate al culto della santa. Questa statua divenne ben presto modello di riferimento per esprimere la santità.

S. Longino
(1631-1638) - Basilica di S. Pietro - marmo - cm. 450

La scultura venne realizzata tra il 1631 e il 1638 su commissione di papa Urbano VIII. Il tema dell'opera si riferisce alla storia di Longino, soldato romano che dopo aver trafitto con la lancia il costato di Gesù Cristo sulla croce, si convertì improvvisamente. Per scolpire la statua, alta più di quattro metri, Bernini ha utilizzato almeno cinque diversi blocchi di marmo assemblati insieme, per poter ottenere una figura molto articolata, con le braccia protese all'esterno in modo da sembrare "libera di muoversi". Come avviene in gran parte delle sue sculture, l'artista sceglie il momento culminante di un'azione: Longino allarga le braccia e si rivolge verso l'alto, nel momento in cui riceve la chiamata divina.

Statua di Urbano VIII
(1635-1640) - Musei Capitolini - marmo - cm. 260

Il compito di realizzare la grande statua di papa Urbano VIII Barberini fu affidato a Bernini dai Conservatori del Popolo Romano nel 1635. La statua fu terminata nel 1640 e collocata nel Palazzo dei Conservatori al Campidoglio al centro della parete maggiore della Sala degli Orazi e Curiazi, dove nel 1638-1639 il Cavalier d’Arpino aveva portato a compimento la decorazione pittorica della sala. Fu rimossa dalla collocazione originaria nel 1798, al tempo dell’occupazione francese. Dopo un restauro eseguito nel 1816, fu ricollocata per volontà di Pio VII nel lato breve della sala, su una nuova base.

Testa di Medusa
(1644-1648) - Musei Capitolini - marmo

Ovidio narra che la mitica Medusa aveva il potere di pietrificare chiunque osasse incrociare il suo sguardo. Bernini scolpisce un vero e proprio ritratto della più bella e mortale delle Gorgoni , fermata nel momento transitorio della metamorfosi.  Medusa sta osservando in un immaginario specchio la sua immagine riflessa ed è colta nel momento in cui, con dolore ed angoscia, prende coscienza dell'atroce beffa e, materialmente davanti ai nostri occhi, si trasforma in un marmo.

la Verità svelata dal tempo
(1646-1652) - Galleria Borghese - marmo di Carrara - cm. 280

La Verità fu realizzata da Bernini in un periodo difficile della sua carriera, culminato con l'abbattimento di uno dei campanili da lui progettati per la Basilica di S. Pietro e con l'elezione al soglio pontificio di Innocenzo X Pamphilj, che gli preferì come architetto Francesco Borromini. Il gruppo scultoreo, rappresentante l'allegoria della Verità svelata dal Tempo, non fu mai portato a termine e alla morte dell'artista fu venduto dai suoi eredi. La scultura è la trascrizione sulla pietra del proverbio per cui il tempo scopre la verità, espressione del desiderio di vedere presto riabilitata la sua figura professionale, come di fatto accadde in tempi brevi. Soddisfatto della riabilitazione, l'entusiasmo di mostrare la sua innocenza venne meno e i tanti nuovi incarichi lo indussero a abbandonare la finitura del gruppo marmoreo.

Estasi di S.Teresa d'Avila
(1647-1652) - cappella Cornaro, S. Maria della Vittoria - marmo - cm. 210

Con l’Estasi di S. Teresa Bernini realizza una delle sue più straordinarie operazioni artistiche, allestendo un monumento che ha una valenza scenografica ed illusionistica straordinaria. La santa era famosa per le sue particolari esperienze spirituali che attraverso l’estasi raggiungeva l’unione mistica con Cristo. Bernini riesce a rappresentare la santa in un atteggiamento di rapimento dei sensi,  sospendendone la figura su un masso a forma di nuvola la cui base, arretrata e più scura, risulta a prima vista invisibile, così che il marmo della nuvola sembra davvero sia sospeso in aria. Ma ciò che dà il maggior effetto scenografico è la luce. Bernini, dietro il gruppo scultoreo, ha creato una piccola abside emiciclica, che fuoriesce dal perimetro della chiesa, riuscendo ad aprire una finestra in sommità della piccola abside, che rimane invisibile a chi osserva la cappella. Da questa  finestra entra dall’alto un fascio di luce che illumina direttamente il gruppo scultoreo. Per accentuare il valore simbolico della luce, ha  inserito una serie di raggi dorati, che esaltano la luce che entra dalla finestra nascosta. L’effetto dovette apparire straordinario. Rispetto alla penombra della cappella, l’illuminazione più chiara, ottenuta da una fonte invisibile, crea una sensazione di illusionismo scenografico assolutamente inedito. Una cappella che è quasi un palcoscenico teatrale. E tale fu l’intenzione consapevole di Bernini, che ai lati della cappella ha inserito due finti palchetti dove sono le sculture dei committenti dell’opera, affacciati come a teatro ad ammirare l’estasi della santa.

Statua equestre di Costantino
(1654-1670) - atrio della basilica di S. Pietro - marmo e stucco- cm. 360

Commissionata a Bernini da papa Innocenzo X Pamphilj nel 1654, l'opera potè essere inaugurata solo nel 1670 da Clemente X Altieri che la volle all'inizio della Scala Regia. L'imperatore, in sella al suo cavallo, guarda in alto l'apparizione della croce con lo sguardo pieno di stupore. Dietro al gruppo, un animato drappo in stucco a imitazione di damasco intessuto d'oro, dipinto da Giovanni Rinaldo, enfatizza il movimento impetuoso del cavallo. La scultura fu oggetto di vivaci polemiche per la posizione sbilanciata e innaturale del cavallo, e contestato per gli errori nelle proporzioni.

Abacuc e l'Angelo / Daniele e il leone
(1656-1661) - cappella Chigi- Santa Maria del Popolo - marmi

Le statue vennero realizzata da Bernini nell’ambito dei lavori per la Cappella Chigi che l’artista completò oltre un secolo dopo Raffaello. In realtà i due gruppi scultorei, insieme al Daniele e il leone, fu realizzato quando il committente era già diventato il pontefice Alessandro VII. Le due opere completano un’unica narrazione: l’angelo conduce il profeta Abacuc a sfamare con una ciotola di zuppa e pane Daniele, gettato da giorni nella fossa dei leoni.

Angelo con la corona di spine / Angelo con il cartiglio INRI
(1667-1669) - Sant'Andrea delle Fratte - marmi

Le statue vennero realizzata da Bernini nell’ambito dei lavori per la sistemazione di Ponte Sant'Angelo voluti da Papa Clemente IX Rospigliosi  nel 1667. Bernini eseguì due dei dieci angeli rappresentanti i simboli della Passione che dovevano decorare il ponte, ma vennero giudicati talmente belli che si decise di collocarli nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte per proteggerli dalle intemperie e vennero sostituiti da copie di bottega, mentre gli originali restarono in proprietà degli eredi Bernini fino al 1729, quando vennero donati alla chiesa di S.Andrea delle Fratte, dove ancora oggi si trovano.

Estasi della beata Ludovica Albertoni
(1673-1674) - cappella Altieri, S. Francesco a Ripa - marmo - cm. 210

Ludovica Albertoni, terziaria francescana vissuta a Roma dal 1474 al 1533, fu beatificata nel 1671, e ad essa, in quello stesso anno, la famiglia Altieri decise di dedicare un altare nella propria cappella in S. Francesco a Ripa. Bernini rappresenta la beata nel momento della morte, trasformando questo drammatico momento in un momento di estasi, cioè di congiunzione mistica al divino. Pur in uno spazio molto ridotto, Bernini riesce a creare un effetto scenografico con l'ausilio di due pareti molto inclinate che fanno da quinta inclinata allo spazio dove è inserito il sarcofago della beata. La parete di fondo arretrata nasconde due piccole finestre verticali che generano una illuminazione che rischiara la bianca statua rendendola più visibile nella penombra della cappella.

busti

altre opere a Roma

Bibliografia:
Daniele Pinton- Bernini - ATS Italia Editore, 2009
Federico Gizzi - La Roma di Bernini- Tascabili Newton - 1998
Comune di Roma- Bernini a Roma - Elio De Rosa Editore, 2008
Bernini - Wikipedia.it
Bernini - Atlantedellarteitaliana.it
Percorsi di ALR - LaboratorioRoma.it

Sergio Natalizia - 2016

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