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Terme di Caracalla

Reportage

Le Terme di Caracalla

Le Terme di Caracalla sono uno dei più grandi e suggestivi complessi monumentali dell'antica Roma. Furono progettate e fatte iniziare dall’imperatore Settimio Severo e poi completate dal figlio Caracalla nel 216. Nella giornata degli antichi romani era importante dedicare uno spazio alla cura del corpo e alle relazioni interpersonali e, in tale contesto, le terme costituivano un centro essenziale della vita comunitaria per tutti gli strati della popolazione. Erano, infatti, non solo una struttura per i bagni, lo sport e la cura del corpo, ma anche un luogo per il passeggio e lo studio.

Le Terme di Caracalla (o Antoniniane) sono uno dei più grandiosi e suggestivi complessi monumentali dell'antica Roma (potevano ospitare 1600 persone, ma il numero complessivo di frequentatori può essere stimato intorno alle 8000 presenze giornaliere), di cui impressiona ancora oggi l'audacia delle possenti strutture murarie. Iniziate nel 212 da Caracalla e inaugurate nel 217, furono terminate da Elagabalo e Severo Alessandro. Dopo il restauro di Aureliano furono in funzione sino al 537, quando i Goti di Vitige tagliarono l'acquedotto Antoniniano, che alimentava le cisterne capaci di 80000 litri. La planimetria segue i canoni stabiliti nel II secolo, con un grande corpo di fabbrica centrale (m 220x114) circondato da spazi verdi chiusi da un recinto (m 330x330).

L'ingresso principale si trovava sulla "via Nova", parallela all'Appia; prima di accedere al complesso termale si depositavano i propri indumenti nello spogliatoio (apodyterium) dotato di panche e nicchie alle pareti; il percorso termale vero e proprio aveva inizio con stanze umide e riscaldate (assa sudatoria e laconica) che preparavano i bagnanti all’ingresso nel calidarium, un ambiente riscaldato, che ospitava una grande vasca di acqua calda (alveus) in cui i bagnanti si immergevano in attesa di riprendere il percorso termale che li conduceva al tepidarium: questo ambiente, di dimensioni minori e probabilmente dotato di una vasca di acqua tiepida, era mantenuto ad una temperatura moderata, tale da preparare il corpo e da attutire il passaggio brusco con l’ambiente successivo, il frigidarium. In questa vasta aula voltata, gli ospiti si ritempravano nell’acqua gelida di piccole vasche.

La sala si affacciava direttamente sulla natatio, una grande piscina posta all’estremità opposta rispetto al calidarium, fulcro dell’impianto, ma anche punto di raccordo dell’intero percorso termale. Tra le sale laterali dell’impianto termale ruolo fondamentale avevano le palestre, grandi cortili porticati e coperti destinati all’attività fisica, accanto ad esse altri ambienti accessori per la cura e al benessere del corpo prima e dopo gli esercizi fisici, in cui gli ospiti potevano sottoporsi a massaggi o a unzioni con oli. Ad aumentare la grandiosità dell’edificio termale contribuivano tutti gli ambienti situati nel recinto che delimitava l’impianto; qui, sotto portici denominati xisti, all’interno di suggestive esedre si susseguivano biblioteche, sale di conversazione ed ambienti ricreativi: il connubio tra cultura fisica, cura del corpo e curiosità intellettuale rappresentò la grandezza delle terme romane.

Vi erano anche ambienti sotterranei, generalmente destinati ai servizi: in uno di essi, presso l'esedra nord-ovest, fu adattato un mitreo, il più grande fra quelli noti a Roma. Purtroppo, della ricchissima decorazione architettonica non rimangono che qualche frammento e alcuni mosaici pavimentali, anche se gli scavi, eseguiti soprattutto nel '500, hanno restituito opere famosissime, come il Toro e l'Ercole Farnese (ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), le due vasche di granito di piazza Farnese e il mosaico con atleti (ora ai Musei Vaticani). Fino a tutto il settecento furono continuamente asportati reperti dalle terme; solo succesivamentesi impose una tutela dell'area, che ebbe la sua definitiva sistemazione con la creazione della Passeggiata Archeologica.

Sergio Natalizia - 2012

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