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Galleria Sciarra

Punti di vista

Galleria Sciarra

La Galleria Sciarra è un passaggio pedonale di Roma, situato tra Via Marco Minghetti, Vicolo Sciarra e Piazza dell’Oratorio, nel rione Trevi. Concepita come un cortile del Palazzo Sciarra Colonna di Carbognano, è un raro esempio di stile liberty romano. Il complesso fu realizzato tra il 1885 e il 1888 dall' architetto Giulio De Angelis nell’ambito delle iniziative di ristrutturazione e modernizzazione dei rioni centrali legate all’adeguamento di Roma al ruolo di nuova capitale del regno, per collegare vari spazi della proprietà e dell'attività del principe Maffeo Barberini-Colonna di Sciarra: la redazione della “Tribuna” e della “Cronaca bizantina”,  con il Teatro Quirino. L'utilizzo della galleria come passaggio pedonale potrebbe ai nostri giorni aver sminuito l'interesse dei passanti verso la sua componente artistica, per come troppo spesso non si rimane più di tanto ad ammirarla: eppure le pareti della galleria rappresentano un raro ed eccellente esempio di decorazione pittorica in stile liberty. Le due ali della galleria hanno un’altezza di due piani e presentano un soffitto a cassettoni molto raffinato, sorretto dalla doppia struttura pilastro-colonna, finemente decorati, che si alternano alle porte finestre. Il vano centrale a tutta altezza, invece, tre volte più alto rispetto ai due lati, è sormontato da una luminosa cupola vetrata con struttura in ferro e vetro. L’intero sistema decorativo, compresi gli elementi in ferro battuto, è stato realizzato dal pittore Gabriele Cellini tra il 1886 e il 1888. Le decorazioni sviluppano il tema iconografico della l' esaltazione della donna nelle funzioni di angelo del focolare, di sposa e madre, nell' ottica borghese della società post-unitaria. Nella fascia superiore sono illustrati modelli di virtù femminili (“La Pudica”, “La Sobria”, “La Forte”, “L’Umile”, “La Prudente”, “La Paziente”, “La Benigna”, “La Signora”, “La Fedele”, “L’Amabile”, “La Misericordiosa”), mentre nella fascia inferiore scene di vita quotidiana borghesi quali “La cura del giardinaggio”, “La conversazione”, Il pranzo domestico, “l’intrattenimento musicale”, “L’ esortazione alla carità”, “La conversazione galante”, “La toeletta”,” Il Matrimonio” e “La cura dei figli”.

Virtù paterna è l’unica sua dote, e candida fede al consorte ad altri avversa: è infamia peccare, e premio n’è sol la morte.
Orazio, Odi III, 24  vv. 23-24



Inizia, piccolo fanciullo, a riconoscere dal sorriso la madre.
Virgilio, Bucoliche IV Egloga

Vive felice e con poco chi sulla mensa gode i riflessi della saliera paterna e non perde il sonno leggero per timore o voglie inconfessabili.
Orazio, Odi II, 16, vv. 13-16


Conoscendo io stessa il dolore, so venire in aiuto agli infelici.
Virgilio, Eneide I, 630

Sergio Natalizia - 2015

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