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S. Maria in Trastevere

Reportage

S. Maria in Trastevere

La basilica di S. Maria in Trastevere è sicuramente il cuore dell'omonimo rione. Per alcuni sarebbe stata la prima chiesa di Roma dedicata alla Vergine Maria, mentre per altri è la prima basilica cristiana aperta ufficialmente al culto. La sua storia architettonica attraversa un periodo che va dal III secolo, per giungere, tra ggiunte, rifacimenti e restauri fino al XIX secolo quando, con gli interventi voluti dal Vespignani fu ripristinato lo stile medievale.

la storia

La basilica di S. Maria in Trastevere conserva la memoria di uno dei primi luoghi di culto cristiano a Roma. Secondo un'antica tradizione la basilica sorgerebbe in una zona ove si trovava, in epoca classica, una taberna meritoria in cui si riunivano i soldati andati in congedo dopo una lunga ferma. L'edificazione della chiesa, nel III secolo, avvenne secondo la tradizione nel luogo in cui nel 38 a.C. sgorgò una polla d'olio. Gli Ebrei, che numerosissimi allora abitavano in Trastevere, interpretarono l'accaduto come un segno premonitore della venuta del Messia, e questa credenza è poi passata ai Cristiani che vi hanno visto anche l’annuncio della venuta del Cristo che avrebbe salvato le genti. L'iscrizione “fons olei” che si legge sotto il presbiterio della basilica sta ad indicare appunto il luogo ove sarebbe avvenuto questo evento. La chiesa trasteverina è legata anche alla memoria di Callisto I (217-222), il pontefice che qui avrebbe raccolto la comunità cristiana per celebrare il culto in una chiesa domestica (domus ecclesiae), poi trasformata da papa Giulio I (337-352) in una grande basilica, forse la prima chiesa di Roma dedicata alla Vergine.

Era la basilica prediletta dai pellegrini, che giungevano a Roma dal litorale in occasione dei giubilei, rispetto a S. Paolo, più difficile da raggiungere soprattutto in epoche segnate da epidemie e calamità. Nel IX secolo, per volere di Gregorio IV, fu aggiunta una cripta per custodire le reliquie di alcuni santi. Nel 1140 Papa Innocenzo Il volle ricostruirla in forme più ampie, utilizzando colonne e marmi antichi provenienti dalle Terme di Caracalla; nei secoli seguenti la basilica si è poi sempre più arricchita, fino ai restauri del XIX secolo commissionati da Papa Pio IX all’architetto Virginio Vespignani.

la facciata e il campanile

La facciata, del XII secolo, ha tre grandi finestre centinate (aperte dal Vespignani) e coronamento orizzontale a sguscio sormontato da un timpano. La parte inferiore è preceduta dal portico del Fontana (1702), a cinque arcate; sulla balaustra, statue di pontefici opera di Jean  Baptiste Théodon, Michel Maille, Lorenzo Ottoni e Vincenzo Felici. Il portico è a cinque arcate chiuse da cancelli disegnati da Carlo Fontana; e sopra al portico si alza la facciata della basilica sormontata da un frontone decorato nei restauri del XIX secolo dal pittore Silverio Capparoni con affreschi, ora in gran parte svaniti. Sotto al frontone, si trova un grande mosaico di autore ignoto, raffigurante la Madonna che allatta il Bambino, ai piedi della quale sono inginocchiati i due committenti; ai lati, due teorie di sante con una lampada in mano. Il mosaico è stato eseguito da varie mani in epoche diverse. Le otto figure centrali (Madonna con il Bambino, i due committenti e le quattro vergini più vicine a  destra e a sinistra) sono le più antiche, eseguite nel XIII secolo; più tarde sono le tre ultime sante a destra, l'ultima delle quali più recente e di mano diversa dalle altre due. Le rimanenti tre a sinistra sono state eseguite per ultime, ma comunque non più tardi dell'inizio del XIV secolo.

Il campanile, di chiaro stile romanico per la sua forma squadrata e massiccia,  risale alla prima metà del XII secolo e la sua edificazione viene inserita nell'ambito del rinnovo della chiesa effettuato sotto Innocenzo II (1130-1143) e completato da Eugenio III (1145- 1153). Fu in seguito restaurato all’inizio del XVII secolo e nel 1713. La struttura, alta circa 20 metri, è costituita da un alto basamento inglobato nella chiesa e nell'edificio adiacente su cui s'impostano i quattro ordini superiori. Di base quadrata, il campanile ha il primo piano scandito da trifore a pilastro, il secondo e il terzo da doppie bifore su colonnine, il quarto da trifore su colonnine. Ogni piano è diviso dall'altro da cornici e mensole, tra le quali sono presenti mattoni rovesciati a  forma di V. Cornici minori decorano gli archi correndo su tutti e quattro i lati. Il lato che guarda verso la piazza presenta, al secondo piano, un orologio del XIX secolo, inserito al posto delle  doppie  bifore.  Sempre  nel  prospetto  principale l'ultima trifora è sormontata da un'edicola che custodisce un mosaico su fondo oro rappresentante La Madonna con il Bambino.

il portico

Sotto il portico si trova quello che può essere considerato il primo museo epigrafico cristiano. Qui, infatti, sono raccolti i resti provenienti da varie catacombe romane e una serie di epigrafi, di marmi e sculture. Le cornici marmoree delle tre porte sono di media età imperiale; notevoli anche il rilievo con i pavoni che bevono da un vaso (IX secolo) e l’affresco quattrocentesco dell’Annunciazione.

l'interno

L’interno di S. Maria in Trastevere è una delle più riuscite architetture del secolo XII, permeata di rinnovato classicismo che le aggiunte cinque-seicentesche (cappelle laterali e soffitti lignei) e ottocentesche (partitura a lesene della navata) non hanno sostanzialmente modificato. E’ distribuito in tre navate divise da un vero e proprio ordine architravato: le 22 colonne antiche di granito, di vario diametro, con basi e capitelli ionici e corinzi sostengono una trabeazione costituita da frammenti antichi che continua sulla controfacciata, collegando i due colonnati secondo un criterio di unità compositiva; l’arco trionfale, retto da due colonne di granito con capitelli corinzi e trabeazione classica, inquadra il transetto notevolmente rialzato. Il pavimento cosmatesco, quasi completamente rifatto dal Vespignani, ricalca quello originario, realizzato dalla bottega dei Cosmati, marmorari romani operanti tra il XII e XIII secolo. Esso è dominato dai colori rosso, verde e oro, intrecciati tra loro. ricchissimo il soffitto ligneo a lacunari disegnato dal Domenichino (1617), che nell’ottagono centrale dipinse l’Assunta. All’inizio della navata centrale si trova un tabernacolo marmoreo della seconda metà del XV secolo, opera di Mino del Reame. Alla destra della navata centrale si trova il Ciborio, fatto a forma di edicola, risistemato dal Vespignani con reperti antichi tra cui quattro colonne di porfido. Sul lato destro si trova il candelabro pasquale del XIII secolo, in stile cosmatesco della bottega del Vassalletto. A sinistra invece si trovano i monumenti sepolcrali del Cardinale Filippo d'Alencon, del Cardinal Francesco Armellini e di Roberto Altemps, Duca di Gallese (fine XV secolo). La Basilica ha undici cappelle: quattro nella navata destra; cinque nella sinistra e due, le più grandi, ai lati del transetto.

Cappella Altemps
Sul transetto a sinistra troviamo la cappella Altemps, fatta erigere intorno al 1584-1585 dal cardinale Marco Sittico Altemps. L'architettura è di Martino Longhi, gli affreschi sono di Pasquale Cati da Jesi (1588). In questa cappella è custodita l'Icona della Madonna della Clemenza, un'icona a grandezza naturale forse del VII secolo, molto venerata perché considerata "acherotipa" cioè realizzata in modo prodigioso non da mano umana e comunque una delle più antiche tra le immagini della Vergine pervenuteci. Si tratta di una Madonna in trono, con Bambino sulle ginocchia, due angeli a farle ala e un piccolo papa inginocchiato di fronte. Dal punto di vista storico è un documento impressionante dell’incontro tra l’arte romana e quella bizantina, il passaggio, visibile, tra il tardo antico e il medioevo. Uno spirito vitale pervade gli angeli e quasi fiammeggia attorno a Maria che, vestita come un’imperatrice, ci offre Cristo.

Cappella del Coro d'Inverno
Nel transetto sinistro si trova la cappella del Coro d’Inverno, progettata dal Domenichino si trovano la Madonna di Strada Cupa, affresco cinquecentesco attribuito a Perin del Vaga, allievo di Raffaello e la Fuga in Egitto di Carlo Maratta, uno dei maggiori esponenti della scuola romana del seicento.

i mosaici dell'abside

L'abside è ornata di meravigliosi mosaici. Al tempo Innocenzo II risalgono quelli del catino, agli ultimi anni del duecento quelli dedicati alla vita di Maria. Al centro è situata la scena di Gesù in trono con Maria; ai Iati del trono vi sono S. Pietro, i martiri Cornelio e Calepodio, i Santi Giulio I, Callisto I, Lorenzo e il pontefice Innocenzo Il, forse ancora vivente, che offre il modello della rinnovata Basilica. Al di sotto dodici pecore, simbolo degli apostoli, escono da Betlemme e da Gerusalemme per convergere verso Cristo. Cristo e Maria seduti sullo stesso trono, sono così vicini che i loro corpi negli abiti d'oro ricamati di gemme si toccano e Cristo può mettere il braccio destro intorno alle spalle della Donna, la quale porta la corona.  Ma se la donna raffigurata accanto a Cristo è certamente Maria, la figura rappresenta anche e soprattutto la Chiesa, giovane e splendidamente vestita al momento delle nozze eterne. Cristo reca un libro con l'invito alla sua "eletta" a diventare lei stessa trono - Veni electa mea et ponam in te thronum meum - e l'"eletta" - la Chiesa, mostra un rotolo su cui si leggono leparole dal Cantico dei Cantici:  Laeva eius sub capite meo, et dextera illius amplexabitur me - "La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia" (Cantici, 2, 6, cfr. 8, 3). Questa esplicitazione del traguardo sponsale, questo modo di concepire la futura beatitudine dei credenti come un abbraccio, sembra anticipare l'odierna formulazione liturgica  in cui si parla di Maria Assunta al cielo come "primizia ed immagine della Chiesa" in cui Dio rivela il compimento del mistero della salvezza e fa risplendere per il suo popolo "un segno di consolazione e di sicura speranza".

Le storie della Vergine di Pietro Cavallini

Nelle Storie della Vergine, considerate il capolavoro di Pietro Cavallini, l'autore è protagonista di una autentica innovazione, abbandonando la staticità bizantina per far agire i personaggi in uno spazio dotato di un rinnovato respiro "classico" e con un uso personalissimo dei colori, contribuisce a creare volumi tridimensionali definiti da una luce morbida e graduale, quasi a trattare il mosaico con la scioltezza di un affresco. Così, in questi mosaici si ritrova un qualcosa di inaspettatamente antico, ma che tuttavia va visto come l’anello di congiunzione tra memoria del passato e nascita del nuovo linguaggio pittorico italiano. I mosaici di Pietro Cavallini sono, in pratica, i primi esempi di una nuova sensibilità pittorica che viene a maturare negli ultimi due decenni del XIII secolo. Più in basso sette riquadri commissionati da Bertoldo Stefaneschi a Pietro Cavallini: un quadro votivo centrale della Madonna con il Bambino, tra gli Apostoli Pietro e Paolo, con il committente in ginocchio e sei mosaici che, con delicata bellezza, riproducono gli episodi principali la vita della Vergine: Nascita, Annunciazione, Natività, Epifania, Presentazione al tempio, Dormizione della Vergine.

La basilica di Santa Maria in Trastevere è certamente la più riuscita ed armoniosa opera dell'architettura romana dei secoli XII-XIII, tanto profondamente permeata da un sentito, rinascente classicismo.

Bibliografia:
C. Rendina - Le Chiese di Roma;
M. Armellini - Le Chiese di Roma dal secolo IV al XIX;
B.N. Marconi - Basilica di Santa Maria in Trastevere;
C. Michelli Giaccone - Il medioevo a Roma e nel Lazio;
Vicariato di Roma-Ufficio per la Pastorale Scolastica-
Basilica di Santa Maria in Trastevere;

Sergio Natalizia - 2014

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