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Quartiere Coppedè

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il quartiere Coppedè

Il quartiere Coppedè è un complesso di edifici situato nel quartiere Trieste, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento. Pur non essendo propriamente un quartiere, venne così chiamato dallo stesso architetto che lo ha progettato e da cui prende il nome, Gino Coppedè. Realizzato tra il 1913 e il 1926, con l'interruzione dei lavori durante la Prima Guerra Mondiale, è composto da diciotto palazzi e ventisette tra palazzine ed edifici disposti intorno al nucleo centrale di piazza Mincio. Il complesso esprime un'atmosfera tutta particolare, tra marmi, loggiati, decorazioni multicolori, archi e vetrate, che riecheggiano lo stile liberty come anche quello dell'art decò, del barocco e addirittura anche medievale.
I villini, per lo più disposti su due o tre piani, circondati da uno spazio verde, presentano grandi cancellate di confine, torrette, archi e reggi fiaccole in ferro battuto. Le palazzine constano generalmente di più piani e sono caratterizzate da un susseguirsi di logge e balconi.
L'ingresso si trova a via del Tagliamento, dove un grande arco riccamente decorato, dal quale scende un grande lampadario in ferro battuto, congiunge i due palazzi degli ambasciatori, le cui facciate sono arricchite da fregi, stucchi, cornicioni, mascheroni, balaustre, bugnati, statue e logge disposte in modo asimmetrico.
Dopo l’arco si apre piazza Mincio dove lo spazio centrale è occupato dalla Fontana delle Rane, costituita da una vasca centrale, con quattro coppie di figure, ognuna delle quali sostiene una conchiglia sulla quale si trova una rana dalla quale zampilla acqua all'interno della vasca. Dal centro della fontana si innalza una seconda vasca, di circa due metri di altezza, il cui bordo è sormontato da altre otto rane.
Sulla piazza si affacciano il palazzo degli Ambasciatori, i villini delle Fate, la palazzina del Ragno ed il palazzo senza nome di Coppedè.
Il palazzo degli Ambasciatori è costituito da due blocchi triangolari collegati dall’arco d’ingresso al quartiere, decorato al centro con un grosso mascherone retto da efebi e sormontato dallo stemma della famiglia Medici; mentre la facciata è arricchita con bassorilievi di maschere, api, festoni, pitture raffiguranti nel riquadro centrale un cavaliere e in quelli laterali due soldati. I corpi laterali sono costituiti da due torrette, su quella di via Tagliamento vi è la scritta «Anno Domini MCMXXI» che si riferisce all’anno di completamento del palazzo degli Ambasciatori e una Vittoria Alata; nell’altra ci sono figure femminile e un’edicola con una statua della Madonna con Bambino.
I Villini delle Fate uniscono agli stili Liberty e Déco, gli stemmi barocchi, le logge rinascimentali, le torrette e gli archi medievali. Le facciate e i muri perimetrali sono ritmati da loggiati irregolari, archi e semiarchi, scalinate e tettoie. I soggetti delle decorazioni sono costituiti da fregi geometrici, storie medioevali, immagini di città, composizioni floreali: il tutto contribuisce a conferire alla piazza un'atmosfera surreale, accentuata dal susseguirsi di giochi di luci ed ombre.
La Palazzina del Ragno, di ispirazione assiro-babilonese,  si contraddistingue per un grande ragno dipinto sulla vetrata posta sopra il portone d’ingresso e abbellito con un dipinto in giallo ocra e nero raffigurante un cavaliere tra due grifoni e la scritta “Labor”.
Il palazzo senza nome di Gino Coppedè ha un ingresso piuttosto bizzarro in cui spiccano alcune scritte in latino; gli interni e talvolta anche gli esterni del palazzo sono stati spesso usati come set in numerosi film.

Sergio Natalizia - 2016

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