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via Margutta

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via Margutta

Animata da cortili e giardini alle pendici del Pincio, questa strada è celebre per gli artisti che vi hanno abitato dal Seicento ai giorni nostri; ancora oggi storici studi, botteghe di artigiani e case d’arte le conferiscono un tono bohemien e internazionale

L'etimologia del toponimo è controversa: da un lato si dice che provenga dal latino "Maris gutta", cioè Goccia di Mare, eufemismo per indicare un maleodorante ruscello che scendeva dalla villa dei Pincii e, utilizzato come cloaca naturale, finiva poi nel Tevere. Altri cronisti sostengono invece che il nome venga da quello di un barbiere soprannominato Margutte (“tonto” o “persona sbucata da chissà dove”) che qui aveva bottega nel XVI secolo.
Via Margutta, situata alle falde della collina del Pincio era in origine un viottolo sul retro dei palazzi di via del Babuino, dove si posteggiavano carrozze, carretti e sede di magazzini e scuderie: vi si trovavano per lo più case di stallieri, cocchieri, muratori e marmisti. Poi, un ignoto artista aprì una prima bottega dove si facevano ritratti, fontane e ringhiere, dando così il via ad una fiorente attività che attirò negli anni numerosi artisti (soprattutto fiamminghi e tedeschi) che progressivamente promossero l’edificazione di case, botteghe e giardini che sostituirono le baracche, le stalle e gli orti.
Monsignor Saverio de Merode, esecutore edilizio del Governo Pontificio negli anni di papa Pio IX, avvertì la novità portata da questa trasformazione: acquistò tutta l’area attigua alle pendici del Pincio, impiantò le fogne e sistemò il piano regolatore del vicolo che divenne una strada. La via divenne così celebre come residenza privilegiata degli artisti e per le loro botteghe studio, e venne a crearsi un ambiente vivace ed eterogeneo allietato anche dalla frequenza delle modelle che frequentavano Trinità dei Monti.


Molti spazi di questa via sono stati frequentati dai più grandi protagonisti della storia dell’arte del Novecento, da Picasso a Gentilini, Maccari, Fazzini, Montanarini, Severini, Guttuso. Nelle sale dell’Associazione Artistica Internazionale, dove nell’Ottocento avvenivano gli eventi più mondani, sono passati musicisti, poeti, scrittori, da Richard Wagner e Franz Liszt a Giacomo Puccini e Pietro Mascagni, da Emile Zola a Gabriele d’Annunzio che fu uno dei più assidui frequentatori dell’Associazione, come Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, Elsa Morante, Moravia e Sibilla Aleramo. Hanno soggiornato qui anche celebri personaggi del cinema: una targa ricorda che in questa via hanno abitato Federico Fellini e Giulietta Masina.
Via Margutta, poi venne resa celebre negli anni cinquanta dal film “Vacanze Romane”, dove la protagonista, interpretata da Audrey Hepburn, veniva ospitata in una delle soffitte presenti nelle case cinquecentesche.
“Sale,  scalette, corridoi che si aprivano fra gli orti, poi altre scale e scalette, un paesaggio verticale sommerso nel verde, fin sotto il viale di Trinità dei Monti”. Così Federico Fellini, tra gli storici abitanti di questa via, descrisse via Margutta. E’ proprio questo suo essere “paesaggio verticale”sommerso nel verde” che caratterizza in modo unico questa strada, dove le cortine murarie sono da sempre ricoperte di edera che un tempo creava un’ininterrotta galleria vegetale, come descrisse Augusto Jandolo, antiquario e poeta, che qui ebbe il suo studio:

Pòi dì che via Margutta  
Sia inghirlandata tutta de sta’ pianta
Che nasce quasi sempre su la porta;  
poi cresce come un serpe, tutta storta,
s’arampica sur muro e te l’ammanta!

Via Margutta si presenta discreta e silenziosa, quasi volutamente nascosta, diversa dalle esuberanti vie che la affiancano. Il suo aspetto di strada “fuori porta”, pur essendo nel pieno centro di Roma, la rende del tutto particolare, con un fascino che le viene dai colori, dalla costante presenza di profumi di fiori, dalle sue architetture che si protendono all’interno.

La si può definire un museo d’arte all’aperto; anche se molti studi sono ormai divenuti appartamenti privati e le botteghe di artisti, esposizioni di antiquariato o atelier di moda. Ma a ricordare l’antica vocazione della strada contribuisce ogni anno la mostra “100 pittori a Via Margutta”, nata nel 1953 per iniziativa di alcuni pittori si riunirono e decisero di dar vita e colore ad una strada che da sempre era stata il rifugio naturale di pittori, scultori, poeti, musicisti ed artigiani. Un’esposizione che ospita opere in olio, acquarelli e disegni, trasformando la via in una galleria d’arte all’aperto: il suo fascino rimane pressoché immutato perché permeato ancora di quel passato straordinario che solo Roma possiede e che diviene presente, vivo ed attuale, trasmettendo delle emozioni uniche ed irripetibili a chi la percorre.

i colori di via Margutta

le finestre

La presenza del verde è una costante delle finestre di via Margutta; dove manca, c'è sempre qualcosa di diverso che riesce comunque a darle un respiro non comune.

guardando in alto

Alzando gli occhi in alto, il verde dei muri via Margutta si fonde nell'azzurro del cielo; chi non desidererebbe di andare anche per pochi minuti in uno di quei terrazzi per ammirare il panorama?

la fontana delle Arti

A Via Margutta c'è anche la Fontana delle Arti, in marmo, a base triangolare, ornata da un secchio di pennelli, tavolozze, cavalletti e strumenti da scultori, proprio a testimoniare la forte vocazione artistico-culturale di questa strada fin dal XVII secolo. E' stata realizzata nel 1927 su progetto dell'architetto Pietro Lombardi. I due mascheroni centrali, uno triste ed uno lieto simboleggiano l'alterno stato d'animo degli artisti, e poggiano su mensole applicate su cavalletti da pittore, zampillano il loro debole getto d'acqua in due piccole vasche sottostanti.

le targhe di via Margutta

vecchie e nuove testimonianze di illustri residenze

sacro e profano

percorrendo via Margutta si intravede uno dei campanili della chiesa di S. Atanasio dei Greci, il cui ingresso si affaccia su via del Babuino. Chiesa di rito Bizantino cattolico, fu fatta costruire da Papa Gregorio XIII nel XVI secolo per il servizio liturgico del Pontificio Collegio Greco.


Sotto un baldacchino di metallo, in una cornice a quadro di stucco, c'è l'immagine, dipinta ad olio, della Madonna in preghiera. Questa "Madonnella" risale al XVII secolo ed è stata restaurata nel XIX secolo

L'essere via Margutta la strada degli artisti ha fatto si che questo locale sia divenuto punto di incontro di molti personaggi dell'ambiente artistico-culturale. Molto caratteristico l’interno, strutturato edecorato in modo tale da ricordare un teatro con tanto di palcoscenico, platea e piccionaia.

Bibliografia:
C. Rendina, D. Paradisi - Le Strade di Roma;
C. Rendina _Enciclopedia di Roma
M. Quercioli - Il Rione Campo Marzio;
U. Moretti - Via Margutta;
L. Morlacchi - Il colore della strada;
Vikipedia.it - Via Margutta

Sergio Natalizia - 2012

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