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piazza Venezia

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piazza Venezia
Nata dai grandi sventramenti fine ottocento, questa piazza ha un assetto urbanistico di grande scenografia con la solenne impronta architettonica degli edifici antichi e moderni che la circondano, dal rinascimentale palazzo di Venezia all'eclettico delle Assicurazioni Generali, ai quali fa da sfondo la mole del Vittoriano, ironicamente definito “macchina da scrivere", ma immagine ormai emblematica nella monumentalità di Roma.
la storia
La piazza deve il suo nome al palazzo che il cardinale di Venezia Pietro Barbo, poi eletto papa con il nome di Paolo II (1464-71), fece costruire su quello che ospitava i cardinali del titolo di S. Marco. Originariamente la piazza era detta di San Marco; quando Pio IV concesse una parte del palazzo alla Serenissima come sede della propria ambasciata, la piazza prese il nome che reca ancor oggi.Piazza Venezia era il luogo dove si trovava il traguardo della celebre corsa dei bàrberi, cavalli senza fantino che, partendo da piazza del Popolo, sfrecciavano su via del Corso (che deve il suo nome proprio a questa corsa) e terminavano la gara in un punto detto della Ripresa dei Barberi, dove degli addetti li frenavano utilizzando lunghi lenzuoli. Questa usanza rimase a lungo la principale attrazione del Carnevale romano, ed ebbe fine solo alla fine del XIX secolo, a causa dei numerosi incidenti che coinvolgevano le persone assiepate lungo il tragitto. L’aspetto attuale della piazza è il risultato delle operazioni di sventramento attuate tra il 1885 e il 1911 per realizzare il Monumento a Vittorio Emanuele II. A tale scopo si dovettero distruggere una serie di edifici, come buona parte del convento dell’Aracoeli, la Torre di Paolo III e il Palazzo Torlonia, quest’ultimo sostituito dal Palazzo delle Assicurazioni Generali di Venezia. Si creò alla fine l’attuale la forma rettangolare sull’asse di via del Corso, dominata a sud dal Monumento a Vittorio Emanuele II, ribattezzato poco amichevolmente dai romani “la macchina da scrivere”, e delimitata ad ovest dal Palazzo di Venezia e ad est dal Palazzo delle Assicurazioni Generali. L’adiacente piazza San Marco costituisce una appendice di piazza Venezia: infatti prima degli sventramenti operati per realizzare il Vittoriano, le due piazze costituivano un unico spazio urbano.
Palazzo di Venezia
Dall’aspetto severo, con tre ordini di finestre, merlatura sul cornicione e imponente torre, quest’edificio è considerato una delle più significative opere civili del quattrocento romano. Fu dimora del cardinale veneziano Pietro Barbo, futuro papa Paolo II, che lo fece edificare tra il 1455 e il 1468 utilizzando il travertino del Colosseo e del Teatro di Marcello. Ampliato fino alle forme attuali dal cardinale Lorenzo Cybo, il Palazzo divenne dimora dei cardinali di San Marco e residenza papale. Nel 1564, papa Pio IV Medici cedette parte del Palazzo alla Repubblica di Venezia (da cui il nome), che vi tenne la sua ambasciata fino al 1797. Dopo la parentesi napoleonica, dal 1814 al 1916 ospitò la rappresentanza diplomatica austro-ungarica. Tra il 1909 e il 1911 la parte denominata Palazzetto San Marco fu demolita, per consentire la visione del Vittoriano da via del Corso, e ricostruita nell’attuale posizione su piazza San Marco. Oggi il palazzo, le cui stanze di rappresentanza dal 1929 al 1943 furono destinate a sede del Capo del Governo e del Gran Consiglio del Fascismo, ospita il Museo di Palazzo Venezia e la Biblioteca dell'Istituto di Archeologia e di Storia dell'Arte.

All’estremità destra del Palazzo di Venezia, quasi all'angolo con via del Plebiscito si trova la cappellina della Madonna delle Grazie, comunemente detta la Madonnella di S. Marco e risalente al  1699. Originariamente si trovava ad un angolo di piazza San Marco ed è stata qui sistemata dopo i lavori del 1911 con i quali venne demolito e spostato il Palazzetto di Venezia.

Palazzetto Venezia
Palazzetto Venezia è un edificio quattrocentesco con cortile interno, concepito da Paolo II nel 1464 come un giardino aperto circondato da un portico collegato al palazzo di Venezia; al portico fu poi aggiunto nel 1466-68 il loggiato superiore. Nel 1770 la chiusura di 21 arcate, voluta da Paolo III, dette avvio allo snaturamento del complesso, che, dopo la tamponatura delle rimanenti, prese il nome di Palazzetto. Demolito nel 1909-1910,  per fare spazio intorno al Vittoriano, fu ricostruito nel 1911-13 riutilizzando i materiali lapidei. Il cortile interno è a due ordini di arcate, rispettivamente a pilastri ottagoni con capitelli compositi e a colonne con capitelli ionici, in travertino; al centro, un pozzo scolpito da Antonio da Brescia. Ospita alcune sezioni del Museo del Palazzo di Venezia e l'Istituto nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte.

In angolo col palazzetto si trovala statua di Madama Lucrezia, un grande busto marmoreo comunemente noto per la sua appartenenza alla congrega delle “statue parlanti”. Identificabile, grazie al nodo isiaco con cui è legato lo scialle sfrangiato sul petto, come un frammento di una statua colossale della dea Iside, risalente al II o III secolo d.C., che aveva il suo luogo di culto nell’Iseo del Campo Marzio. Il busto fu collocato intorno al 1500 dal Cardinale Lorenzo Cybo davanti alla basilica di San Marco e successivamente spostato sulla sinistra, dove si trova attualmente. L’appellativo di Madama Lucrezia deriverebbe, secondo una delle tradizioni più diffuse, dalla dama Lucrezia d’Alagno, favorita di Alfonso d’Aragona, re di Napoli, che visse e abitò presso la suddetta piazza nella seconda metà del XV secolo. La statua divenne ben presto la protagonista di alcune manifestazioni popolari romane: il giorno del primo di maggio, in occasione del “ballo de li poveretti”, essa veniva ornata con collane di aglio, peperoncini , cipolle e nastri. Come le altre cinque statue parlanti, fu spesso la voce delle pasquinate, pungenti satire contro il governo o personaggi pubblici.

la basilica di San Marco
Incorporata in palazzo di Venezia (ne è la cappella palatina), la basilica presenta la facciata rinascimentale, con portico e loggia, su piazza San Marco. Della primitiva struttura, risalente al secolo IV, si conservano poche tracce, poiché il luogo di culto venne rimaneggiato all'epoca del pontificato Barbo (secolo XV) e ancora nel XVIII. La facciata, del XV secolo, eretta con i travertini prelevati dal Colosseo e dal teatro di Marcello, è costituita da un portico a tre arcate su semicolonne con capitelli compositi e dalla loggia a paraste con capitelli corinzi. Il campanile romanico risale al XII secolo mentre il portale di accesso alla chiesa è del cinquecento. L'interno basilicale ha perduto molte delle caratteristiche rinascimentali sotto il pesante rivestimento decorativo del seicento e del settecento. Nell’interno, suddiviso in tre navate, l’opera più mirabile è nell’abside dove il mosaico del IX secolo, raffigura Cristo con San Marco papa e i Ss. Agapito, Agnese, Felicissimo, Marco Evangelista e Gregorio IV; al di sotto, Cristo e gli apostoli. Presso l’ingresso laterale è un monumento funerario, opera di Antonio Canova. Nell’altare del sacramento, in fondo alla navata, è il San Marco papa, opera di Melozzo da Forlì, mentre nel presbiterio si conserva il corpo del santo in un’urna di porfido. La sacrestia conserva resti del ciborio originario, preziosi arredi e reliquiari insieme a un frammento di Crocifissione del XIII secolo.

Davanti alla chiesa di San Marco si trova la fontana della Pigna: si tratta di una delle dieci fontanelle rionali realizzate da Lombardi tra il 1925 e il 1927, e simboleggia il rione omonimo. È costituita da uno stelo al centro di un piccolo bacino, sul quale due corolle molto stilizzate sostengono una pigna; l’acqua esce da due cannelle laterali e si riversa nelle vaschette a fior di terra, circondate da quattro paracarri.

Monumento a Vittorio Emanuele II
La piazza è dominata dal monumento a Vittorio Emanuele II: inaugurato nel 1911, fu subito battezzato “torta nuziale” e “macchina da scrivere” per la sua gigantesca forma. La sua costruzione si compì in quasi mezzo secolo, perché la prima pietra fu posta il 22 marzo 1885, e le quadrighe bronzee sui propilei furono sistemate nel 1927. La realizzazione fu in base al progetto di Giuseppe Sacconi (1854-1905) col quale collaborarono molti artisti. Il monumento si compone di un'ampia scalea che sale al ripiano dell'Altare della Patria e si divide in due rampe che, girando dietro l'altare, convergono verso la statua del re, si riuniscono alle spalle di questa e si aprono nuovamente per sboccare su un vasto ripiano dominato dal porticato a esedra che corona l'edificio. Ai lati della scalea due gruppi allegorici in bronzo dorato rappresentano il Pensiero e l'Azione. Prima della scalea vi sono le fontane con statue del Tirreno e dell'Adriatico; al di sopra, i gruppi da sinistra della Forza, della Concordia, del Sacrificio e del Diritto. La scalea è fiancheggiata da leoni alati e da Vittorie. Sul primo ripiano l'Altare della Patria con la tomba del Milite Ignoto, dominata dalla statua della dea Roma verso la quale convergono i cortei trionfali del Lavoro (a sin.) e dell'Amor patrio (a destra). In alto domina il monumento equestre di Vittorio Emanuele Il di bronzo dorato su base con rilievi delle città d'Italia di Eugenio Maccagnani. Sull'ultimo ripiano si trovano are delle città italiane liberate nella guerra 1915-18 e un masso del Monte Grappa. Più su vi è il portico con sedici colonne. Nell'attico le statue delle regioni d'Italia. Sui propilei le quadrighe dell'Unità a sinistra e della Libertà a destra.
Nel maggio 2007 sono stati inaugurati due ascensori panoramici in cristallo trasparente che conducono alla Terrazza delle Quadrighe, dove si può godere di una panoramica di Roma a 360 gradi. All’interno del monumento hanno sede l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e il Museo sacrario delle Bandiere delle Forze armate.

Davanti alla fontana dell'Adriatico vi è il sepolcro di Caio Publicio Bibulo. Il monumento, del quale si conserva solo parte del prospetto, si trova in un’aiuola sul lato sinistro del Vittoriano, essendo stato risparmiato dalle demolizioni per la costruzione di quest’ultimo. Si tratta di un monumento funerario, databile alla prima metà del II secolo a.C.,  ora in parte interrato, costituito da otto filari di blocchi di travertino; su questo è incisa un’iscrizione dedicata a Caio Publicio Bibulo edile della plebe.

Palazzo delle Assicurazioni Generali
Il palazzo delle Assicurazioni Generali di Venezia, ultimato nel 1906, non è che una falsificazione architettonica, in quanto si tratta di una imitazione di edificio rinascimentale. Infatti  quando tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, a seguito della realizzazione del monumento a Vittorio Emanuele II,  il progetto di sistemazione di piazza Venezia prevedeva la costruzione, di fronte al palazzo quattrocentesco che dà il nome alla piazza, di un edificio che ne riprendesse la forma, in modo da creare due quinte simmetriche al  monumento al Re. Il progetto del palazzo fu poi predisposto da Arturo Pazzi, Alberto Manassei e Guido Cirilli; è ornato da un grande leone di età rinascimentale, simbolo della Serenissima ed unico pezzo autentico dell’edificio. Per la realizzazione del progetto fu demolito il preesistente palazzo Torlonia, che si affacciava sulla piazza.
Palazzo Bonaparte Misciatelli
L'ultimo lato della piazza è delimitato dal palazzo detto Bonaparte,  costruito tra il 1658 e il 1665 da Giovanni Antonio De Rossi per la famiglia D'Aste. Passò in seguito ai Rinucci e nel 1818 alla madre di Napoleone I Bonaparte, Letizia Ramolino, che qui visse, dopo la caduta del figlio, morendovi nel 1836. Nel 1905 fu alienato in favore della famiglia Misciatelli e dal 1972 è proprietà dell'Assitalia. Il prospetto affaccia sulla piazza da Venezia e si compone di tre piani, ognuno con cinque finestre, dove i timpani si differenziano per il disegno sempre diverso. Quelle del secondo piano presentano timpani curvilinei e un leone a rappresentare il simbolo dei primi proprietari, i D'Aste. Il primo piano è caratterizzato da un balcone coperto, uno dei pochi ancora superstiti, chiamati "bussolotti" o"mignani", e da un belvedere in alto su cui si legge "Bonaparte". Si racconta che qui Letizia Bonaparte passasse intere giornate seduta dietro il balcone coperto ad osservare il passeggio dei romani.
Piazza Venezia, è stata probabilmente la piazza di Roma che più di ogni altra ha subito l'opera del piccone demolitore causata prima dalla costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II e poi dalla realizzazione di via dei Fori Imperiali; nonostante tali trasformazioni, le dispersioni e le falsificazioni, la piazza ha mantenuto una vastità monumentale e offre a chi proviene da via del Corso un effetto d'insieme insuperabile, uno degli scenari più maestosi del mondo, in cui la storia fa sentire la presenza di tanti secoli.

Bibliografia:
C. Rendina, D. Paradisi - Le Strade di Roma;
Comune di Roma, Ufficio Turismo- Al chilometro zero;
C. Villa - Il Rione Pigna
W. Pocino - Le curiosità di Roma;
Biblioteca di Laboratorioroma.it
© Sergio Natalizia - 2019
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