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S. Maria in Domnica

Reportage

S. Maria in Domnica alla Navicella

La chiesa è un'antica diaconia, probabilmente esistente fin dal VII secolo, costruita nell'aspetto che ancor oggi conserva in parte agli inizi del IX secolo da Pasquale I, secondo un'antica tradizione, sulla casa di Santa Ciriaca, ma più verosimilmente sui resti di un antico edificio pubblico del VII secolo, i praedia dominica, aree di pertinenza imperiale: ciò spiegherebbe anche l'appellativo "in domnica" arrivato fino a noi.

la navicella

La basilica si affaccia su piazza della Navicella (i romani chiamano questa chiesa anche Santa Maria alla Navicella), così denominata per la fontana a forma di nave romana che la decora: si tratta di una scultura del 1513 prodotta sul modello di un antico ex voto in marmo che si trovava precedentemente sul posto. Secondo le tradizione, la navicella sarebbe stata un ex voto dedicato a Iside, la protettrice dei naviganti, da marinai egizi di passaggio a Roma (qui sorgevano i castra peregrinorum, cioè le caserme dei militari non di stanza nell'urbe ma solo di transito) o dai marinai della flotta di Capo Miseno che qui risiedevano. Appare assai incerto se la navicella fu soltanto restaurata o interamente realizzata ex novo da Andrea Sansovino: la sua realizzazione fu ad ogni modo voluta da papa Leone X Medici, del quale il piccolo monumento reca ancora gli stemmi sulle facciate del basamento. La scultura venne posta in asse con la chiesa, quasi a simbolizzare il mondo pagano che “navigava” per entrare nella chiesa di Cristo. Nel 1931, invece, per ragioni urbanistiche, la navicella fu ruotata di 90° gradi, nella posizione attuale che è parallela alla facciata della chiesa, e trasformata in fontana alimentata dall'Acqua Felice.

la storia

La basilica la fu eretta nel settimo secolo come piccolo oratorio. L’appellativo in domnica, deriverebbe o dal nome di Ciriaca (la cui traduzione dal greco significa “che appartiene al Signore”) oppure, più probabilmente, dai praedia dominica, aree di pertinenza imperiale sul cui territorio si edificò la chiesa. Infatti, essa si trovava in prossimità di numerose postazioni militari: molto probabilmente venne edificata sui resti di una caserma dei Vigili del fuoco, dove usavano radunarsi i Cristiani. L’originale oratorio fu fatto riedificare da papa Pasquale I (817-824) prendendo la forma basilicale a tre navate, rimasta alterata nel corso dei secoli, ampliandola e decorandola con mosaici absidali e aggiungendo un portico a quattro colonne. Sostanziali modifiche vennero realizzate nel corso del XVI secolo su commissione del cardinale titolare Giovanni de’ Medici, futuro Papa Leone X (1513 – 1521). In tale contesto furono rinnovati la facciata e il portico, il soffitto ligneo, gli affreschi dell’abside e l’apertura di nuove finestre sotto la direzione di Andrea Sansovino. Nel secolo XVII vennero realizzati gli affreschi absidali, al di sotto del mosaico, e diversi restauri furono prodotti nel XIX e XX secolo.

1  Portico
2 Fonte battesimale
3 Soffitto ligneo
4 Confessione
5 Mosaico absidale
6 Angeki reggicortina-statua del Cristo
7 Angeli reggicortina

gli esterni

La facciata della basilica, in stile rinascimentale, è opera di Andrea Sansovino che la realizzò nel 1513-1514. Sopra il portico con cinque arcate separate da lesene in travertino, vi sono due finestre, ai lati del rosone circolare originale. Nel timpano, gli stemmi marmorei di Innocenzo VIII (al centro) e dei cardinali Giovanni e Ferdinando de' Medici (ai lati) che promossero le opere realizzate nel XVI secolo. Nel campanile a vela, situato lungo il fianco destro, è installata una campana del XIII secolo, una delle poche a Roma che sia sfuggita alle ricorrenti rifusioni.
Il portico si compone di cinque arcate semicircolari sostenute da pilastri in stile dorico; ne risulta un insieme piuttosto semplice  ma allo stesso tempo solenne. Anche il portico è opera del Sansovino che proprio in questa opera introdusse le protomi leonine nelle mensole collocate nelle chiavi degli archi, con evidente allusione al nome assunto dal Papa committente.

gli interni

L'interno della chiesa è a pianta basilicale, diviso in tre navate da diciotto colonne di granito grigio con capitelli corinzi del I-V secolo; il pavimento è moderno. Tramite cinque gradini si accede al presbiterio: qui si individuano avanzi di opera cosmatesca nel pavimento. Su tutto domina il mosaico absidale, raffigurante la Beata Vergine Maria che, seduta in trono, è in procinto di consegnare Gesù bambino e benedicente ai fedeli. Ai suoi piedi, con lo sguardo rivolto verso il popolo, Pasquale I (raffigurato con il nimbo quadrato ad indicare che era vivente durante la composizione del mosaico) sembra consegnare ai fedeli la Vergine e, tramite Lei, Gesù. Nell’arco è raffigurato Cristo Salvatore racchiuso in una mandorla (segno della vita) e seduto su una sfera (segno del mondo) affiancato da due angeli e dai dodici Apostoli. Una scritta commemorativa chiude il catino absidale. In basso (a destra e a sinistra) sono raffigurati Mosè ed Elia, per ricordare la Trasfigurazione. Sono aggiunte del primo Cinquecento le due colonne di porfido, il sedile e la cornice di coronamento che reca nell'iscrizione il nome del cardinale Giovanni de Medici, poi papa Leone X.

Gli affreschi dell’abside, sotto il mosaico, raffigurano tre episodi della vita di S. Lorenzo e S. Ciriaca. L’opera, realizzata da Lazzaro Baldi (1624–1703), vuole rappresentare le origini di questa chiesa, in cui il diacono Lorenzo avrebbe curato le opere di carità della Chiesa di Roma assistito da Santa Ciriaca. I tre episodi raffigurano la guarigione di santa Ciriaca (in ginocchio davanti a san Lorenzo); la lavanda dei piedi; la distribuzione dei beni ai poveri da parte di san Lorenzo.
La navata centrale prende luce dalle finestre rettangolari cinquecentesche fra le quali vi sono pannelli decorati a grottesche; il soffitto ligneo intagliato e policromo è della seconda metà del XVI secolo, mentre le navate laterali sono coperte in volte a crociera dell’inizio del XVI secolo. Nonostante le aggiunte cinquecentesche che hanno modificato il sistema dl illuminazione ed hanno aggiunto note di fastosità alle semplici linee architettoniche originali, si può ancora ammirare il senso delle proporzioni della costruzione basilicale del IX secolo con le navate laterali strette ed oscure che mettono in risalto la luminosità della navata centrale. L’assenza di ulteriori interventi dopo i restauri cinquecenteschi ha valso a conservare alla basilica un certo aspetto disadorno; ad esso si è voluto in qualche modo ovviare con gli interventi del XX secolo con varie opere moderne. Cosi al termine della navata destra l'abside è stata decorata con un affresco dl Gisberto Ceracchini rappresentante due angeli reggighirlanda sul fondo del quale spicca la statua di un altro angelo opera dl Giovanni Prini. L'abside laterale sinistra è stata decorata anch’essa con un affresco del Ceracchini rappresentante due angeli reggicortina che serve da sfondo ad una statua di Gesù Cristo dovuta al Prini.

L'interno basilicale è coperto da un soffitto ligneo a cassettoni (1566) sotto il quale corre un fregio affrescato da Perin del Vaga su disegno di Giulio Romano, recante motivi araldici medicei. I due cassettoni più grandi riprendono il tema della nave (o Arca) riferito sia alla Beata Vergine Maria (“Arca dell’Alleanza”) che alla Chiesa, che naviga nel mare tempestoso delle vicende storiche compiendo la sua opera di salvezza universale. Su entrambi i lati, ad intervalli regolari, sono rappresentati, con i segni dell’iconografia tradizionale, i quattro evangelisti (san Luca, toro; san Matteo, uomo; san Giovanni, aquila; san Marco, leone). I cassettoni rimanenti riprendono invece le litanie e i titoli della Vergine Maria.

Bibliografia:
www.LaboratorioRoma.it - Su è giù per il Celio
G. Matthhiae- Santa Maria in Domnica- Marietti editore
www.santamariaindomnica.it/storia e arte della navicella
Itinerari Romani-Tra boschi e acquedotti - Roma Turisno
Centro Culturale "Gli Scritti"- Santa Maria in Domnica alla Navicella

Sergio Natalizia - 2016

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