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Borromini a Roma

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Borromini a Roma

Borromini - Sant'Ivo alla Sapienza - particolare

Roma al tempo di Borromini

Il Barocco, come cultura figurativa si è affermato a Roma nei primi decenni del XVII secolo per poi svilupparsi successivamente in tutte le maggiori città europee. Ritenuto per mplto tempo un periodo di decadenza rispetto al Rinascimento, è stato ampiamente rivalutato nei secoli successivi, allorchè ne è stata riconosciuta la magnificenza e la spettacolarità. Prorio a Roma, dove è nato, il Barocco ha espresso i suoi capolavori maggiori, contribuendo a conferire alla città eterna il volto odierno. Come Bernini, anche Borromini è un artista indissolubilmente legato a Roma e le sue opere caratterizzano molta parte del panorama architettonico ed artistico romano. Dalla superba facciata per la chiesa di Sant'Agnese in piazza Navona all'Oratorio dei Filippini, dalla chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane a Palazzo Spada, dai luminosi interni della basilica di San Giovanni in Laterano al Palazzo di Propaganda Fide, dal campanile di Sant'Andrea delle Fratte alla chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, le suggestive opere del geniale architetto ticinese caratterizzano un particolare volto della Roma barocca. Difficilmente si potrebbe trovare diversità più grande  di quella tra Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini: Bernini ha fatto delle sue opre una combinazione di tutte le arti su vasta scala, mentre Borromini ha lavorato soltanto con le forme architettoniche, senza utilizzare elementi coloristici, ricchi materiali o facendo un uso specifico della luce. Bernini e Borromini in sostanza incarnano le due indoli del barocco romano: l’uno quella gioiosa e trionfante, l’altro quella dolente, tormentata e cupa. Sono loro i grandi registi di quella nuova sensibilità artistica e culturale che, per tutto il XVII secolo, avrebbe trasformato profondamente il volto di Roma.

Giuseppe Vasi - Palazzo del Collegio di Propaganda Fide - incisione 1753

Biografia di Francesco Castelli Borromini

Francesco Castelli, che dal 1628 si firma Borromini, da “Bromino” o “Brumino”, soprannome adottato dalla sua famiglia e derivato dal nome di un’antica località o dal legame con i Borromeo, nasce a Bissone, nei pressi di Lugano, il 27 settembre 1599. È il primogenito di quattro fratelli ed è figlio d’arte: sia la famiglia paterna sia quella della madre, una Garvo, hanno nelle loro fila architetti, ingegneri scalpellini e scultori. Dopo un soggiorno a Milano, venne nel 1614 a Roma, dove fu impiegato come intagliatore e scalpellino nella fabbrica di S. Pietro. Fu protetto, e avviato alla professione di architetto, da Carlo Maderno, suo conterraneo e parente. Con  Maderno e Bernini collaborò in Palazzo Barberini: a lui si devono alcuni interventi nella facciata posteriore e la scala elicoidale. Alla morte del Maderno (1629), proseguì la sua attività alle dipendenze di Gian Lorenzo Bernini nella costruzione del Baldacchino di San Pietro. In questo contesto ebbe inizio la grande rivalità tra i due artisti: da una parte Borromini, suscettibile e malinconico, di grande sensibilità morale, fiero e intransigente nella sua professione tanto da essere soggetto a forme di nevrosi; dall’altra Bernini, astuto e disinvolto nel muoversi tra le alte gerarchie della Roma papale.

Abbandonata la collaborazione con Bernini, cominciò la sua attività autonomamente con la realizzazione del progetto per la chiesa e il chiostro di San Carlo alle Quattro Fontane detta “San Carlino” (1634);  seguono  nel 1637 la progettazione dell'oratorio e del convento dei Filippini, una cappella in S. Lucia in Selci (1638-39) e le trasformazioni del Palazzo Spada e del Palazzo Falconieri (1640 circa); il palazzo Carpegna (oggi accademia di S. Luca, 1635-50); nel 1642 la costruzione della chiesa di S. Ivo alla Sapienza; la tomba Merlini in S. Maria Maggiore (1644 circa).  A seguito dell’elezione di papa Innocenzo X Pamphilj (1644) ebbe inizio per Borromini un periodo di grande successo, a scapito di Bernini, caduto temporaneamente in disgrazia. Per la famiglia papale lavora al palazzo Pamphilj e alla chiesa di Santa Agnese in Piazza Navona (1653-57), progetta il casino della villa Pamphilj nei pressi di porta San Pancrazio.
Nel 1646 ricevette da Papa Innocenzo X Pamphili l'incarico di trasformare al chiesa di San Giovanni in Laterano, in previsione del Giubileo del 1650. Borromini conciliò l'esigenza di conservazione dell'antica basilica, con i problemi di carattere statico che si erano venuti a creare, inglobando coppie di colonne all'interno di ampi pilastri. Nello stesso periodo aveva lavorato alla chiesa e al convento di Santa Maria dei Sette Dolori. Nel frattempo, tra il 1645 e il 1648, partecipò ai lavori di completamento per il Palazzo di Spagna e nel 1646 fu nominato Architetto delle Strade e della Congregazione di Propaganda Fide e progettò la realizzazione del Collegio di Propaganda Fide (1647-1662); intervenne anche in Palazzo Giustiniani e nel campanile di Sant’Andrea delle Fratte. Nel 1652 ricevette da papa Pamphilj la nomina di cavaliere dell’Ordine di Cristo, ma dopo la morte del pontefice (1655), iniziò un periodo di grave crisi. Infatti, nel 1657 Alessandro VII, successore di Innocenzo X, decise di esonerare l'architetto dai suoi incarichi per i dissapori nati per la costruzione della chiesa di Sant'Agnese in piazza Navona. Da questo momento,  Borromini entrò nel periodo più tormentato della sua carriera. Non avvertì comunque subito il cambiamento perché al momento dell’elezione del nuovo pontefice era impegnato nel grande cantiere del Palazzo del Collegio di Propaganda Fide, iniziato nel 1654, ancora sotto gli auspici di Innocenzo X e dei Gesuiti, grazie ai quali aveva acquisito la carica di architetto del Collegio fin dal 1646. L’avvento al papato di Alessandro VII portò soprattutto al grande ritorno di Bernini nel ruolo di architetto di corte. I tanti progetti irrealizzati, quelli rimasti incompiuti, la lentezza con la quale progredivano per mancanza di fondi le fabbriche che aveva iniziato, nonché il progressivo distacco mostrato da Alessandro VII verso la sua architettura, portarono il Borromini a chiudersi sempre più in se stesso. Malgrado un’ applicazione pressoché maniacale al lavoro non acquisì nuovi committenti, anzi la depressione in cui cadde lo allontanò anche dai vecchi, come i Filippini che nel 1657 decisero di non richiamarlo per lavori di completamento dell'Oratorio da lui stesso progettato.
Nel 1660 realizzò comunque la cappella Spada in S. Girolamo alla Carità e nel 1662 ebbe l'incarico di completare il complesso dei Trinitari al quadrivio delle Quattro Fontane. Con quest’opera, ultimata dopo la sua morte, emblematicamente chiudeva la parabola della sua carriera iniziata trent'anni prima.  Questo stato di tormento psicologico e dolore fu all'origine nella notte del 2 agosto del "caso stravagante e lacrimevole" - usando le parole del diarista Cartari Febei - di Francesco Borromini che "caduto da alcuni giorni in pieno umore hipocondriaco, con una spada, appoggiata col pomo in terra e con la punta verso il proprio corpo si ammazzò". In realtà la morte non seguì immediatamente l'autoferimento, frutto di una sua spropositata reazione al mancato adempimento di suo ordine, ma sopraggiunse "alle dieci hore dell'alba" consentendogli di confessarsi e di fare testamento dettando lucidamente a un notaio le circostanze e le ragioni dell'accaduto e stabilendo infine di farsi seppellire nella tomba del maestro Carlo Maderno nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.

dove si trovano le opere di Borromini a Roma

Schede delle opere

San Carlo alle Quattro Fontane
progetto della chiesa- (1634-1641), facciata del convento (1660-1665) e facciata della chiesa (1665-1667)

La chiesa sorge sul luogo della piccola cappella dedicata alla Trinità e a san  Carlo Borromeo, edificata nel 1611 dai padri Trinitari scalzi spagnoli. Con l’andar del tempo crebbe l’importanza dell’ordine religioso tanto che, nel giro di pochi anni, i padri acquistarono terreni limitrofi allo scopo di edificare un convento ed ingrandire l’edificio sacro. Il progetto venne affidato al Borromini che realizzò in due anni (1634– 36) il convento, successivamente ampliato nel corso del XVIII secolo. I lavori per la chiesa iniziarono qualche anno dopo e la sua consacrazione avvenne solo nel 1646, nonostante la mancanza della facciata. Quest’ultima venne iniziata nel 1664, ma tre anni dopo, quando l’architetto morì, non era ancora ultimata. La chiesa, chiamata di San Carlino per le sue piccole dimensioni, ha la stessa superfice di uno dei piloni della Cupola di San Pietro. La facciata in travertino, si distingue per l’andamento ondeggiante delle superfici ed è arricchita dalle colonne, dal balcone, dal grande ovato sostenuto dagli angeli e dalle statue del Borromeo e dei due fondatori dei Trinitari. L’interno ha una pianta particolare che risulta dall’inserzione di un ottagono in un’ellisse. La cupola è ovale con cassettoni di varia forma, ottagonale, esagonale e a croce: al centro è il simbolo della Trinità, emblema del- l’ordine. Dal convento si accede al piccolo chiostro, posto parallelamente all’asse principale della chiesa, dalla pianta ottagonale schiacciata e caratterizzato dai due ordini di logge.

palazzo Spada
Colonnato (1635) – Galleria Prospettica (1652-1653)

Il palazzo venne fatto costruire alla metà del XVI secolo dal cardinale Girolamo Capodiferro. Acquistato nel 1632 dal cardinale Bernardino Spada, l’edificio fu subito trasformato per accogliere la dimora del prelato. Borromini iniziò a lavorare al restauro di Palazzo Spada attorno al 1635. Trasformò il grande scalone interno e realizzò le due scale a chiocciola nella facciata verso il giardino. L’opera più importante, tuttavia, è la Galleria Prospettica che fu costruita in un anno, dal 1652 al 1653, in collaborazione col matematico agostiniano Giovanni Maria da Bitonto. La profondità virtuale della galleria è di circa 35 metri, ma le misure reali sono di 8,82 metri. L’illusione ottica fu ottenuta mediante la convergenza dei piani del colonnato verso il punto di fuga e l’andamento in salita del pavimento in mosaico. Al termine della galleria, sulla parete di fondo è il calco di una piccola statua di guerriero di età romana, lì collocata alla metà dell’Ottocento. Dal 1926 il palazzo è sede del Consiglio di Stato.

Oratorio e convento dei Filippini alla Vallicella
progetto e costruzione (1637-1643)

La nascita della Congregazione dell’Oratorio si deve a san Filippo Neri che, nato a Firenze (1515), visse e operò a Roma dal 1533 all’anno della sua morte, nel 1595. Con il riconoscimento ufficiale di Gregorio XIII nel 1575, la congregazione ebbe sede in S. Maria in Vallicella, che divenne uno dei principali centri pastorali e culturali della città. Borromini intorno al 1636 fu nominato “architetto della casa”, lavorando nelle “Stanze di san Filippo Neri”, ricostruite e decorate all’interno del convento (1638) e successivamente si occupò della costruzione dell’oratorio superando una serie di difficoltà tecniche che scaturivano dalla prevista collocazione di questo accanto alla chiesa. Queste ultime vennero brillantemente risolte dall’architetto realizzando una facciata scandita dall’asimmetria della finestre. I lavori di costruzione vennero conclusi in soli due anni (1638-40). La facciata è concepita  come “figlia” di quella della chiesa, ha minori dimensioni, è costruita con una “materia inferiore” ma nobile, i mattoni, in contrasto con il luminoso travertino della chiesa. All’interno sono presenti ambienti diversi come l’oratorio la portineria con la soprastante residenza dei cardinali, la Biblioteca Vallicelliana, il refettorio Vallicelliano e la Sala di Ricreazione con il celebre caminetto borrominiano. Nell’edificio è ospitato l’Archivio Storico Capitolino con l’annessa Biblioteca Romana e la sede della Società Romana di Storia Patria.

palazzo Carpegna
Scalone, porticato interno, cortile e portale d’ingresso interno (1643-1647)

La costruzione del palazzo risale alla fine del XVI secolo e attribuita a seguaci di Giacomo Della Porta. L’edificio commissionato dalla famiglia Vaini non era sufficientemente prestigioso poiché quando i Carpegna lo acquistarono negli anni trenta del Seicento, ne decisero immediatamente la trasformazione e l’ampliamento. La ristrutturazione del palazzo può essere riferita al periodo che va dal 1638 al 1647.Spettano all’intervento di Borromini il grande scalone “a lumaca”, il porticato interno, il cortile e soprattutto il portale d’ingresso interno. Quest’ultimo è caratterizzato da due colonne sostenenti altrettante cornucopie rovesciate alle cui estremità l’ovale alato è, con il volto della Medusa, un classico motivo che si riteneva allontanasse gli influssi malefici. Dai capitelli pende un festone di alloro e di fiori che insieme all’ornato superiore disegna un originale ovale. Dal 1932 il palazzo è sede dell’Accademia Nazionale di San Luca.

Sant'Ivo alla Sapienza
progetto e costruzione (1642-1662)

L’Università di Roma, lo Studium Urbis, venne istituita da Bonifacio VIII nel 1303. La sede iniziale, probabilmente, era in Trastevere ma con la bolla del 1431 di Eugenio IV, fu trasferita nel rione di S. Eustachio. Nel corso del tempo numerosi furono i pontefici che si preoccuparono di dotare l’università di una sede decorosa: Alessandro VI Borgia alla fine del ‘400, finanziò la costruzione di un nuovo edificio (situato sul luogo dell’attuale complesso della Sapienza), ampliato più tardi da Leone X e rinnovato da Pio IV nel 1561. Dopo Guidetto Guidetti e Pirro Ligorio subentrò nella vicenda della fabbrica Giacomo Della Porta, sul cui progetto Borromini innestò il suo intervento. L’incarico di completare la costruzione dell’edificio universitario fu dato a Borromini da Urbano VIII nel 1632. Negli anni che seguirono l’architetto progettò la chiesa, ovvero la cappella dell’università, che venne dedicata a S. Ivo, protettore degli avvocati concistoriali e soccorritore dei poveri. La facciata coincide con l’esedra di Della Porta; su questa Borromini aggiunse l’attico con i monti, emblemi di Alessandro VII, il pontefice che consacrò la chiesa. La facciata è caratterizzata dalla celebre lanterna culminante a spirale, che sembra volersi avvitare nel cielo. Sia l’esterno che l’interno sono completamente bianchi. La pianta centrale, con disegno a stella esagonale, è data dalla compenetrazione di due triangoli equilateri; le pareti sono decorate con elementi architettonici alternati a nicchie destinate in origine ad accogliere statue. La cupola, divisa in spicchi, è decorata da file di stelle, cherubini, monti chigiani e ghirlande d’alloro, culminanti con la colomba dello Spirito Santo. L’insieme della decorazione, interna ed esterna, esalta il tema della sapienza divina. Oggi l’antica sede della Sapienza accoglie l’Archivio di Stato e alcuni uffici del Senato della Repubblica.

Santa Maria dei Sette Dolori
progetto e costruzione (1643-1646)

IIl complesso di Santa Maria dei Sette Dolori venne fatto costruire da Camilla Virginia Savelli (1602/1668), La chiesa, progettata da Francesco Borromini, è inglobata nel convento, costruito in periodi diversi, tra il 1643 e il 1667. La facciata, osservabile nella sua rustica cortina di laterizi, è delimitata da due ali sporgenti che sottolineano la spigolosità degli angeli. L’architetto sembra cercare un effetto di chiusura, quasi allusivo alla vita appartata delle suore. Dal portale si accede a un vestibolo la cui pianta rivela la conoscenza e lo studio dell’architettura classica. La chiesa, parallela alla facciata, ha forma rettangolare con interno estremamente dinamico. Le coppie di colonne infatti, con alta cornice, mettono in risalto la cappelle laterali e l’altare maggiore. La costruzione della chiesa non fu completata dall’architetto a causa dei pressanti impegni per il restauro giubilare della basilica lateranense.
Una parte del monastero, acquistato da privati, è stato trasformato in albergo.

palazzo Falconieri
restauro ed ampliamento - (1646-1649)

L’edificio, oggi sede dell’Accademia di Ungheria, affaccia su via Giulia, prima strada a Roma ad andamento rettilineo, aperta da Donato Bramante per volontà di papa Giulio II all’inizio del Cinquecento. Il palazzo era stato acquistato dai Falconieri nel 1638 dai Farnese. L’intervento di restauro e ampliamento di Borromini interessò soprattutto la facciata sul Tevere. L’architetto ticinese aggiunse un nuovo braccio creando una forma a “L” con la loggia a tre arcate, ispirata a Palladio e sovrastata da una balaustra con mascheroni. La facciata su via Giulia fu ampliata ma rispettando il disegno dell’originario palazzo cinquecentesco, fatta eccezione per le originali erme con la testa di falco, chiara allusione al nome della famiglia, poste negli angoli. All’interno sono celebri i suoi dodici soffitti, ornati da complessi fregi floreali in stucco.o.

palazzo Pamphilj
Galleria - (1645-50)

Il Palazzo Pamphilj in piazza Navona, oggi sede dell’Ambasciata del Brasile, fu costruito da Girolamo e Carlo Rainaldi, ma Innocenzo X che aveva a cuore la dimora di famiglia, chiamò Francesco Borromini a parteciparvi. L’intervento del ticinese ha riguardato la decorazione della Galleria Grande, in seguito affrescata con le Storie di Enea da Pietro da Cortona, e della sua testata all’esterno, con la finestra “serliana”, ripetuta poi anche sul lato opposto della chiesa di Sant’Agnese, e la copertura a volta a botte della grande sala detta del Palestrina, posta fra i due cortili interni.

Sant'Andrea delle Fratte
Cupola e campanile (1645-1665)

La chiesa è denominata “delle fratte” perché in epoca medievale era ubicata fuori dell’area abitata. Edificata nel medioevo, fu ricostruita all’inizio del ’600 per il marchese Paolo Del Bufalo, su progetto di Gaspare Guerra con forme di gusto tardo cinquecentesche. L’interno è a navata unica con volta a botte e tre cappelle per lato; all’interno sono due dei celebri angeli in marmo di Bernini per ponte S. Angelo Nel 1653 Borromini si vide affidare dal marchese Paolo del Bufalo l’incarico di completare la chiesa di S. Andrea delle Fratte. Dopo aver proposto una cupola ovale, idea rifiutata dal committente, Borromini ne concepì una circolare, ma incassata in un alto tamburo quadrato con gli angoli smussati. Bizzarro e spettacolare è il disegno del campanile, a pianta quadrata, che riprende quello del tamburo, culminando nei cherubini con le ali piegate a fungere da erme e nelle quattro volute sostenenti gli emblemi del santo e della famiglia.

basilica di San Giovanni in Laterano
(restauro e ricostruzione parziale dell'interno (1646-49)

La basilica, propriamente detta del SS. Salvatore e dei Ss. Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, è la cattedrale di Roma. Fu eretta in forma basilicale a cinque navate come l’originaria San Pietro per volontà di Costantino, che la donò al papa Melchiade. Inaugurata nel 327 venne dedicata solo al Salvatore. Più volte danneggiata e restaurata, la basilica fu sempre oggetto di importanti interventi artistici. Determinanti furono i lavori intrapresi sotto Sisto V, interessanti anche il limitrofo Palazzo Lateranense, dimora dei pontefici fino al periodo della cattività avignonese. Il restauro della basilica è senz’altro uno degli incarichi più importanti ricevuto da Borromini. Fu Innocenzo X Pamphilj a ordinargli, per il Giubileo del 1650, il ripristino dell’edificio che versava in uno stato di degrado. Il papa limitò tuttavia le geniali soluzioni presentate dall’architetto, poiché intendeva conservare quanto più possibile dei precedenti interventi. La navata maggiore presenta pilastri con dodici edicole decorate nel timpano dalla colomba papale, entro le quali, nel XVIII secolo vennero inserite statue colossali. Nelle navate laterali l’architetto sistemò in modo assolutamente originale, i frammentari sepolcri di età precedente presenti nella basilica, inserendoli entro edicole scavate nel muro e arricchendoli con elementi decorativi di sua invenzione.


palazzo di Propaganda Fide
facciata su via della Mercede e Cappella dei Re Magi (1647-62)

Gregorio XV istituì nel 1622 la Congregazione “pro Propaganda fide”. Il collegio nasce come luogo dove educare i giovani religiosi di diversa nazionalità, da inviare, una volta pronti, ad evangelizzare popoli lontani. La congregazione divenne ben presto uno dei più potenti strumenti della chiesa. Nel 1626 un sacerdote spagnolo, Juan Baptiste Vives, donò alla Congregazione di Propaganda Fide, il palazzo, già Ferratini, posto sul lato meridionale di Piazza di Spagna. Un primo intervento sul palazzo, è del 1634 e spetta a Gianlorenzo Bernini, che vi progettò una cappella interna, dedicata ai Re Magi, munita di un ingresso autonomo sulla strada. Più tardi la congregazione decise di acquistare l’intero isolato (1644), e venne dunque edificata la facciata sulla piazza. Nel 1646 Francesco Borromini venne incaricato di progettare la nuova ala su via della Mercede. Inizialmente l’architetto pensò di adattare la cappella preesistente all’interno del nuovo edificio, ma in seguito (1660) decise di ricostruirla più grande, provocando contrasti con Bernini. Lo schema rettangolare dell’ambiente viene alleggerito grazie alle numerose fonti di luce e alla grande dinamicità suggerita dal disegno che vede sulla volta archi intrecciati, mentre sulle pareti sono grandi finestre.

Sant'Agnese in Agone
progetto e facciata (1652-57)

La chiesa sorge sul luogo dove la tradizione vuole che sia stata messa alla gogna e mostrata nella sua nudità una delle più popolari vergini romane, santa Agnese, la cui chioma prodigiosamente si sciolse a coprirla. Di origine medievale, la chiesa fu riedificata alla metà del Seicento per volontà di papa Innocenzo X. Inizialmente il pontefice incaricò del progetto Girolamo e Carlo Rainaldi (1652), non rimanendone tuttavia soddisfatto. L’anno successivo i due vennero sostituiti da Francesco Borromini, che accolse sostanzialmente le idee dei predecessori in merito alla pianta e alla sistemazione dell’interno (a Borromini sono da riferire solo gli altari fra i pilastri principali e i balconi, la pianta della sacrestia e le porte fiancheggianti l’altare della medesima), mutando però radicalmente il disegno della facciata, concepita con un ampio fronte concavo, che si ricollega alla forma della piazza di cui vuole essere il centro significativo. I due campanili laterali ne inquadrano la cupola con l’alto tamburo.

San Girolamo della Carità
Cappella Spada (1662)

La chiesa sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, il santo venne qui ospitato dalla matrona Paola. Nel 1524 Clemente VII la assegnò alla Compagnia della Carità, da lui stessa istituita con lo scopo di assistere i poveri. Danneggiata a causa di un incendio la chiesa venne restaurata per opera di Domenico Castelli (1647), poi sostituito alla sua morte da Carlo Rainaldi. L’interno è a navata unica con due cappelle per lato e altre due ai lati dell’altare maggiore. Nella prima cappella a destra, appartenente agli Spada dal 1595, si accede con un accorgimento barocco, spostando cioè le ali in legno dell’angelo di sinistra. I primi lavori documentati sono quelli iniziati nel 1654 per volontà di padre Virgilio Spada, intimo amico di Borromini. Controversa è la questione se la decorazione della cappella dipenda o meno da un disegno di Borromini; probabilmente l’architetto e il religioso se ne occuparono entrambi. La cappella ha forma rettangolare e le pareti sono completamente rivestite di marmi policromi di particolare effetto scenografico e pittorico: le venature della pietra richiamano infatti una tessitura di damasco. Sulla ricca superficie campeggiano i tondi in marmo con i profili in rilievo dei personaggi più importanti della casata. Completano la decorazione i due grandi sepolcri sulle pareti laterali, sopra i quali sono adagiate le statue di due membri della famiglia.

San Giovanni in Oleo
restauro (1662)

Il piccolo sacello nei pressi di Porta Latina risale al V secolo d. C. e fu costruito nel luogo dove tradizione vuole sia avvenuta l’immersione di san Giovanni Evangelista in un recipiente di olio bollente, prova che miracolosamente non uccise il santo. L’edificio fu rinnovato da Baldassarre Peruzzi o Antonio da Sangallo agli inizi del Cinquecento. L’intervento di Borromini, commissionato dal cardinale Francesco Paulucci, è del 1662 e si limitò al tamburo, sul quale l’architetto aggiunse un alto fregio. Sulla calottina conica è posto un motivo goticheggiante, con palme e rosoni accoppiati. Nel 1716 l’interno fu decorato da Lazzaro Baldi, allievo di Pietro da Cortona.

San Giovanni dei Fiorentini
Altare maggiore  e Cappella Falconieri (1664)

E’ la chiesa dei fiorentini a Roma: iniziata da Jacopo Sansovino nel 1519 e completata verso la fine del secolo da Giacomo Della Porta. La cupola è di Carlo Maderno mentre la facciata è settecentesca.. L’altare maggiore è il risultato dell’intervento di due grandi protagonisti del Barocco: oltre a Borromini, il pittore e architetto Pietro da Cortona. Fu lui a ricevere inizialmente la commissione da Orazio Falconieri e nel 1634 Cortona realizzò un modello ligneo, che rimase esposto per ben venti anni, influenzando artisti come Algardi, Bernini e lo stesso Borromini. Nel 1656 l’architetto ticinese poneva mano alla sistemazione dell’altare apportando alcune modifiche. Sotto l’altare maggiore è la cripta della famiglia Falconieri, disegnata da Borromini: la pianta è ellittica, con la volta ribassata e percorsa da nervature che, partendo dalla trabeazione, si congiungono su un ovale racchiudente un rilievo in stucco con due rami di palma, nastro e ghirlanda. La cornice sporge in corrispondenza delle otto semicolonne, che inquadrano quattro porte, a loro volta sovrastate dalle finestre ovali. Nella chiesa sono sepolti Carlo Maderno e Francesco Borromini.

altre opere a Roma

Bibliografia:
Anthony Blunt - Alla scoperta di Roma barocca - Tradizioni Italiane Newton, 2004
Leros Pittoni- La Roma di Borromini - Tascabili Economici Newton, 1997
Comune di Roma- Borromini a Roma - Elio De Rosa Editore, 2008
Archivio di Stato di Roma - Francesco Borromini
Borromini - Wikipedia.it
Borromini - Atlantedellarteitaliana.it

Sergio Natalizia - 2016

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