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Necropoli di Tarquinia

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la necropoli etrusca di Tarquinia
Tarquinia fu uno dei centri più importanti della dodecapoli etrusca: già formato nell’VIII, ebbe il suo massimo sviluppo soprattutto dal VII al V sec. a.C.. Nel IV secolo a.C.  soggiacque alla supremazia di Roma ma continuò ad avere ordinamenti e vita culturale autonoma fino all’ultimo secolo della repubblica romana. La cinta urbana si estendeva lungo un perimetro totale di circa 8 km che seguiva l’andamento dell’altura su cui era posizionato l’abitato che distava circa 6 km dal mare. Intorno a esso si estendevano i sepolcreti, particolarmente  addensati nella necropoli dei Monterozzi. L’architettura sepolcrale è rappresentata dai tumuli (VII-VI sec. a.C.); ma più diffuso appare il tipo del sepolcro scavato nella roccia, con elementi imitanti gli interni delle case, generalmente con soffitto a doppio spiovente. L’interesse artistico di questi sepolcri. si concentra principalmente nelle testimonianze della pittura funeraria, che costituiscono il nucleo più notevole di monumenti pittorici conservato, non soltanto in Etruria, ma in tutto il mondo classico prima dell’età imperiale romana.
Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci.
Tra i sepolcri più interessanti si annoverano le tombe che vengono denominate , dei Giocolieri, del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle Leonesse, dei Caronti, dei Leopardi, dei Due Tetti, dei Baccanti: questi dipinti sono visibili direttamente sulla parete su cui furono realizzati. Altri dipinti, invece quali la tomba delle Bighe, del Triclinio e della Nave, sono stati staccati dalle tombe allo scopo di preservarli e sono conservati nel Museo nazionale etrusco di Tarquinia.
© Sergio Natalizia - giugno 2019
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