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piazza del Popolo

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piazza del Popolo

Questa piazza nata nel suo assetto stradale alla fine del Cinquecento con l'erezione dell'obelisco nel contesto scenografico dell'antica porta Flaminia, delle chiese di S. Maria del Popolo e delle chiese gemelle all'inizio del Tridente, ha assunto l'aspetto definitivo ai primi dell'Ottocento, grazie alla geniale impostazione del Valadier che con gli emicicli, le fontane, le statue e le terrazze digradanti del Pincio, riuscì a creare un complesso urbanistico perfetto.

piazza del Popolo - Vanvitelli -1715

piazza del Popolo-G.B. Piranesi -1751

La piazza costituisce l'ultima grande realizzazione, e tra le più scenografiche, della Roma papale. La struttura urbanistica dell’area è legata alla storia dei pellegrinaggi, in modo particolare a quelli legati alle celebrazioni dell’Anno Santo. Porta Flaminia, l'ingresso nord della città, era un passaggio obbligato per la maggioranza dei pellegrini: così, nel tempo, intorno a questa porta sorse un ambito urbano in qualche modo ideato per impressionare il visitatore come ad anticipargli lo splendore della città. L'odierna fisionomia scenografica si è delineata nell'arco di tre secoli e mezzo, dalla ricostruzione di Santa Maria del Popolo, passando per l’elevazione dell’obelisco e la costruzione delle chiese gemelle, fino al riassetto neoclassico del Valadier, che progettò all'inizio dell'800 i due grandi emicicli e le rampe che salgono al Pincio. Sull'origine del toponimo della piazza vi sono diverse teorie: anticamente si diceva che il nome derivasse dai numerosi pioppi (in latino populus) che dall'Augusteo si estendevano fin qui, ma probabilmente il toponimo è legato alle antiche origini di Santa Maria del Popolo. Nel Medioevo era in voga una leggenda secondo la quale, in quel luogo fosse sepolto Nerone, il cui fantasma infestava la zona. Papa Pasquale II, stufo delle voci sul fantasma, per celebrare la liberazione del Santo Sepolcro ad opera dei crociati nel 1099, in quel luogo fece edificare una cappella dedicata alla Vergine. Poiché tale cappella fu costruita a spese del popolo romano, ebbe la denominazione di "Santa Maria o Madonna del Popolo", toponimo che passò, poi, alla piazza. Il vasto spazio, sapientemente orchestrato negli aspetti urbanistico, architettonico e di arredo urbano, si è configurato nell'arco di tre secoli e mezzo, dalla ricostruzione della chiesa di S. Maria del Popolo alla sistemazione neoclassica di Giuseppe Valadier, che rilesse la tradizione barocca secondo i criteri illuministi di utilità sociale e di integrazione fra architettura e natura: una soluzione che ha armonicamente ricollegato le preesistenze monumentali, dotando la città del primo parco pubblico dei tempi moderni.

Oltre a costituire il monumentale 'vestibolo' alla città, la piazza era adibita in passato a fiere, giochi e spettacoli popolari (da qui partiva la “corsa dei Berberi” durante il Carnevale), nonché ad esecuzioni capitali. Ai primi del '500 risale l'idea del Tridente aperto a ventaglio verso il centro della città e incentrato sulla piazza, che aveva allora una forma trapezoidale convergente alla porta. Gregorio XIII fece collocare nel 1572 al centro della piazza la prima fontana pubblica di Roma moderna, mentre Sisto V potenziò la funzione prospettica degli assi del Tridente ponendo alla loro confluenza l'obelisco Flaminio. Dopo gli interventi di Alessandro VII (rinnovamento di S. Maria del Popolo e approvazione del progetto per le chiese 'gemelle' all'imbocco del Corso) legati all'entrata in Roma di Cristina di Svezia (1655), la piazza non subì modifiche fino a inizi del XIX secolo; il riassetto definitivo fu avviato dal prefetto Camillo De Tournon che incaricò Giuseppe Valadier di rivedere la sistemazione della piazza.  I lavori durarono dal 1816 al 1824 e portarono ad un radicale mutamento dello scenario con le due esedre aggiunte dal Valadier, che diedero alla piazza l'attuale forma ellittica, con le due fontane sugli emicicli; il dislivello tra la piazza e il colle, fu risolto con la costruzione delle rampe che salivano al Pincio.

Porta del Popolo

L’accesso a questo "salotto", è l'antica Porta Flaminia, così chiamata da Aureliano che la fece costruire; nel primo Medioevo divenne Porta San Valentino, dal nome della catacomba più vicina, e infine Porta del Popolo. L’odierna porta del Popolo, commissionata da Pio IV a Michelangelo, che però, ormai molto anziano, preferì passare l'incarico ad un suo allievo, Nanni di Baccio Bigio, che la completò tra il 1562 e il 1565 ricalcando il modello dell'arco di Tito. All'esterno le statue di San Pietro e San Paolo fiancheggiano l'arco, mentre lo stemma dei Medici le sovrasta. La facciata interna, invece, fu opera del Bernini e fu eseguita in occasione dell'arrivo a Roma, nel 1655, di Cristina di Svezia. "FELICI FAUSTOQUE INGRESSUI MDCLV" ("per un ingresso felice e fausto") era la scritta che fu incisa sulla porta per accoglierla degnamente. Lo splendore e la maestosità della porta rappresentava il preludio delle bellezze che il visitatore proveniente dal nord avrebbe trovato nella capitale: infatti oltrepassata la porta, oggi come allora, si accede ad una anticamera urbana tra le più belle del mondo, un eccezionale accesso al cuore di Roma.

Santa Maria del Popolo

L’originaria cappella fu soppiantata nel 1472, su iniziativa di papa Sisto IV Della Rovere da una nuova chiesa progettata da Baccio Pontelli e successivamente abbellita al tempo di Alessandro VII. All'interno lavorarono alle decorazioni numerosi artisti: Bramante realizzò il coro, Raffaello è l’autore della Cappella Chigi mentre Carlo Fontana lo è della Cappella Cybo; affreschi della volta e di alcune cappelle sono opera del Pinturicchio ed infine Bernini ha dato la sua impronta a gran parte della struttura e dell'arredo. La facciata in travertino fu rielaborata dal Bernini e accanto alla cupola e s'innalza il campanile in laterizio; la pianta interna è a croce latina suddivisa in tre navate con volta a crociera e altrettante cappelle per lato. La chiesa è però conosciuta soprattutto per i due capolavori del Caravaggio, che lavorò a Santa Maria del Popolo tra il 1600 e il 1601, custoditi nella cappella Cerasi: la "Conversione di Saulo" e la "Crocifissione di San Pietro".

per un approfondimento sulla basilica di S. Maria del Popolo vedi: http://www.istantidibellezza.it/s.-maria-del-popolo.html

Obelisco ed emicicli

Al centro della piazza si innalza l'obelisco detto "Flaminio", alto oltre 23 metri, che fu il primo obelisco ad essere trasferito a Roma, al tempo di Augusto, per celebrare la conquista dell'Egitto: inizialmente collocato nel Circo Massimo, venne innalzato in piazza del Popolo, nel 1589. Ai suoi piedi originariamente si trovava la fontana del Trullo, opera di Giacomo Della Porta, oggi in piazza Nicosia: lo spostamento avvenne, nel XIX secolo, quando la piazza fu trasformata dal Valadier, che le conferì l’attuale scenografia con la forma ovale tra i due vasti emicicli, e sostituì la precedente fontana del Trullo con le quattro attuali vasche rotonde di travertino, sormontate da altrettanti leoni di marmo bianco e di stile egizio, dalle cui bocche esce l'acqua a ventaglio.
Negli emicicli trovano spazio due esedre ornate da sfingi e, agli estremi, dalle statue delle Stagioni: nel mezzo delle esedre due fontane, una posta sotto il Pincio e costituita dalla Dea Roma attorniata dal Tevere, dall'Aniene e dalla lupa, l'altra, sul lato opposto della piazza, composta da Nettuno fra due Tritoni, entrambe opere di Giovanni Ceccarini.

S. Maria dei Miracoli e S. Maria in Montesanto

Sul lato sud della piazza, quasi a sentinelle del Tridente, sorgono le due chiese gemelle di Santa Maria in Montesanto e di Santa Maria dei Miracoli, iniziate dal Rainaldi e terminate dal Bernini e da Carlo Fontana nel 1675 la prima, nel 1678 la seconda. L'esigenza urbanistica di realizzare le due chiese fu promossa da Alessandro VII, come sfondo per l'obelisco e scenario teatrale di via del Corso; le facciate delle due chiese rappresentano infatti la testata monumentale del tridente rinascimentale costituito dalla tre vie del Babuino, del Corso e di Ripetta, convergenti sull'obelisco ed indirizzate verso il centro di Roma. L'esigenza urbanistica di realizzare le due chiese fu promossa da Alessandro VII, come sfondo per l'obelisco e scenario teatrale di via del Corso. Apparentemente gemelle, le due chiese si differenziano notevolmente l'una dall'altra. Furono progettate con lo scopo di creare un punto focale su piazza del Popolo, quindi simmetriche tra loro, ma lo spazio disponibile sul lato sinistro era minore. Rainaldi risolse il problema dotando S. Maria dei Miracoli di una cupola ottagonale e S. Maria in Montesanto di una cupola dodecagonale, schiacciando abilmente quest'ultima nello spazio disponibile. L'illusione ottica, l'ingannevole apparente identità, è data dall'uguale dimensione delle facce dei tamburi di ciascuna cupola, rivolte in direzione della piazza. Anche gli interni risultano diversi, ellittico quello di S. Maria in Montesanto, circolare quello di S. Maria dei Miracoli, eppure le due chiese, viste dalla piazza, per un puro effetto ottico, risultano praticamente uguali.  
S. Maria dei Miracoli deve il suo nome alla miracolosa immagine della Madonna, un tempo posta fuori la porta del Popolo ed alla quale il popolo attribuiva il salvataggio di un bimbo travolto dal Tevere. L'altra chiesa, S. Maria in Montesanto prende il nome invece dalla precedente chiesa dei Carmelitani di Monte Santo, in Sicilia, sul luogo della quale fu costruita: è nota anche per essere la "chiesa degli artisti", legata da tempo al mondo artistico di via del Babuino e via Margutta, e, per esteso, a tutti gli artisti, attori, registi, letterati  di Roma, i cui funerali vengono spesso qui celebrati.

Piazza del Popolo costituisce nel suo insieme un complesso monumentale composito ed eterogeneo per gli elementi di diversa data e provenienza che comunque riescono a fondersi in un insieme di grande effetto realizzando una indimenticabile scenografia. Creata per stupire i pellegrini che giungevano a Roma, grazie alla geniale impostazione architettonica datale dal Valadier con gli emicicli, le fontane, le statue e le terrazze digradanti del Pincio, rappresenta ncora oggi un complesso urbanistico perfetto.

Bibliografia:
C. Rendina, D. Paradisi - Le Strade di Roma;
A. Ravaglioli - Le grandi piazze di Roma;
G. Carpaneto - Piazza del Popolo
M. Quercioli - Il Rione Campo Marzio;
www.LaboratorioRoma.it

Sergio Natalizia - 2015

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