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Fontana dei Fiumi

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Fontana dei Quattro Fiumi

piazza Navona - rione Parione
Nel 1647 Innocenzo X aveva in mente il progetto di una più degna sistemazione della piazza con la messa in opera di una fontana al centro, in sostituzione della semplice vasca che fungeva da "beveratore delli cavalli". Il progetto in un primo momento fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo Bernini, allora in disgrazia presso il papa, o meglio, presso Donna Olimpia, riuscì a riguadagnare il favore della potente donna e a soppiantare il rivale con uno stratagemma: fece pervenire ad Olimpia un modellino d'argento della fontana. Il pontefice, vedendo "per caso" il modellino, ne rimase entusiasta e trasmise l'ordine al Bernini. Secondo fonti dell'epoca, il modello piacque perché era fuso in argento e, soprattutto, perché fu lasciato in regalo all'avida "Pimpaccia". La presenza dell'obelisco sulla fontana fu richiesta espressamente dal papa, dopo che questi si recò in visita a S. Sebastiano il 27 aprile del 1647 e lì, presso il Circo di Massenzio, vide "per terra un obelisco grandissimo". Le iscrizioni in geroglifico, sulle quali appare il nome di Domiziano, provano che originariamente l'obelisco era situato presso il Tempio di Iside (insieme a quello di piazza della Rotonda, quello in viale delle Terme di Diocleziano e in piazza della Minerva) e soltanto successivamente trasferito da Massenzio nel suo Circo. L'obelisco, di granito e alto 16,54 metri, fu innalzato il 12 agosto 1649 sopra un alto basamento, affinché apparisse ancora più elevato, al di sopra dello scoglio. La Fontana dei Fiumi, inaugurata nel 1651 e realizzata grazie ai proventi di tasse su pane, vino e analoghi generi di consumo, risulta senza dubbio uno dei monumenti più belli e famosi della Roma barocca e rappresenta i quattro grandi fiumi allora conosciuti, il Gange, il Nilo, il Danubio e il Rio della Plata. Quattro statue di marmo bianco, alte cinque metri, situate su masse sporgenti di travertino attorno al monolite, rappresentano i quattro fiumi: il Nilo, opera di Giacomo Antonio Fancelli, presenta la singolarità di avere la testa velata perché le sue sorgenti erano allora sconosciute, anche se per il popolo, invece, esprimeva il disprezzo del Bernini per la vicina chiesa di S. Agnese in Agone, progettata dal suo rivale Borromini, come anche il braccio alzato a protezione della testa del Rio della Plata, opera di Francesco Baratta, esprimeva il timore ironico dell'artista che la chiesa potesse crollare. Tali dicerie sono però destituite da ogni fondamento perché Bernini completò la fontana prima che Borromini iniziasse la chiesa. Infine, il Gange è opera di Claude Poussin mentre il Danubio è di Antonio Raggi. Lo stemma araldico della famiglia papale decora la roccia piramidale dell'obelisco: secondo l'iscrizione voluta da Innocenzo X, il monumento intende magnificamente offrire "salubre amenità a chi passeggia, bevanda a chi ha sete, occasione a chi medita".

Sergio Natalizia - 2011-2013

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